1° Missione Camerun e Centroafrica

OBIETTIVI DELLA MISSIONE

Prendere contatti con le autorità locali per :

  1. Organiizzazione di Missioni Umanitarie indirizzate al tutoraggio degli operatori sanitari locali (Personale Medico e Paramedico)
  2. Implementazione dello strumentario sanitario esistente nelle strutture sanitarie locali
  3. Costruzione (ove necessario) di nuovi ambienti sanitari ovviamente dotandoli del necessario per le realtà sanitarie locali
  4. Realizzazione di periodiche Missioni Sanitarie destinate alla diagnosi ed alla cura delle popolazioni più disagiate e bisognose di aiuto

PARTECIPANTI

  1. Dr MARTINI Giorgio  Medico-Presidente H.H.P.P. Onlus Italy
  2. Sig.  MARI Nello           Geometra – Membro del Comitato TecnicoScientifico della Fondazione NCDEIF per l’Africa 

GALLERIA FOTOGRAFICA MISSIONE

DIARIO GIORNALIERO

Inizia oggi ufficialmente la 1° Missione Umanitaria esplorativa in Repubblica del Centroafrica e nel Camerun; è questa la 46° Missione dalla nascita di H.H.P.P. Onlus (anche se in effetti la 45° in Madagascar è in programmazione per il prossimo 15 Maggio) e nelle intenzioni dei partecipanti dovrebbe segnare l’inizio di una proficua collaborazione umanitaria a favore delle popolazioni più povere di questa parte dell’Africa sub sahariana. Negli animi dei partecipanti a questa nuova avventura, il Dr George Martini Presidente H.H.P.P. ed il Geometra Nello Mari quale membro del Comitato Tecnico Scientifico della Fondazione NCDEIF presso la Pontificia Università Lateranense in Roma e socio anche lui della nostra Associazione, è vivida la volontà e la speranza di dare inizio ad una fattiva collaborazione sanitaria ed umanitaria in questi due Stati africani. Durante lo svolgimento della missione, se avrete la pazienza di continuare a leggere questo nostro diario giornaliero, vi illustreremo in modo ancora più dettagliato i termini di questa partnership fra H.H.P.P. e la suddetta Fondazione. Per il momento eccoci qui a rendervi partecipi dei nostri momenti e percorsi operativi: siamo partiti alle ore 11.15 da Montecatini Terme direzione aeroporto Roma Fiumicino. Percorso autostradale con pochi intoppi, mentre sulla corsia in direzione Nord c’era una fila interminabile di auto che, quando andava bene, procedevano a passo d’uomo. Arrivo in aerostazione più che in tempo e dopo un piccolo spuntino ci siamo imbarcati sul nostro aereo della Compagnia Air Maroc direzione Casablanca dove arriveremo dopo circa 3 ore di volo. E mentre abbiamo oltrepassato sorvolandole la Sardegna e le Isole Baleari, ci stiamo avvicinando allo Stretto di Gibilterra, da dove proseguiremo per Casablanca. Qui arriviamo senza colpo ferire verso le 19.30 in perfetto orario e dopo circa 4 ore di attesa partiamo nella notte marocchina alla volta di Douala in Camerun.

 

L’arrivo a Douala avviene anche questo in perfetto orario e questa volta partiamo alla volta della nostra destinazione finale circa alla 04.30 del mattino. Le prime luci dell’alba sulla città di Bangui si aprono per noi missionari europei ed il caldo umido opprimente ci balza incontro con un abbraccio soffocante. L’aereo che doveva secondo l’orario arrivare alle 07.30 è in effetti arrivato poco dopo le 05 per cui vi potete immaginare la sorpresa (e non uso altro termine parlando del Prof. Martin Knafu della Pontificia Università Lateranense di Roma), quando Nello lo ha svegliato durante l’ultimo sogno della notte, comunicandogli il nostro precoce arrivo. Prontamente il Prof si è attivato, ha buttato giù dal letto Padre Xavier, Segretario del Cardinale che dopo circa 40 minuti è arrivato per portarci ai nostri alloggi, una Residenza di accoglienza Missionaria del Vescovado gestita da Suore. Durante l’attesa all’aeroporto, il  Dr George ha visto un Medico francese di  Medicins Sans Frontières che attendeva anche lui qualcuno che lo portasse a destinazione: la tentazione era troppo forte per non presentarsi ufficialmente al Collega di oltralpe e farsi immortalare in una bella foto. Padre Xavier, dopo che ci siamo cambiati il nostro sudatissimo abbigliamento del viaggio ed aver conosciuto Alfredo D’Ercole, un Architetto di Pescara facente parte anche lui della delegazione italiana con a capo il Prof Martin, ci ha condotti all’Arcivescovado dove abbiamo salutato il Professore ed omaggiato di dovere il Cardinale Dieudonnè Nzapalainga , il più giovane Cardinale al mondo con i suoi 47 anni ordinato da Papa Francesco in occasione dell’apertura della prima Porta Santa della Misericordia qui a Bangui nel 2016. Dopo una frugale colazione abbiamo iniziato tutti insieme il nostro giro di ricognizione per prendere visione della realtà locale e dei progetti per i quali H.H.P.P. è stata chiamata a fornire la propria collaborazione. La visita ai quartieri della città ha lasciato tutti noi esterrefatti, così imponentemente tragica è stata la realtà di vita quotidiana che ci si è sbattuta in faccia con una crudeltà che sinceramente non ci aspettavamo. Una moltitudine impressionante di persone sporche e vestite di stracci occupavano la superficie motosa di una strada che appariva poco più un tratturo; misere baracche in legno a mo’ di punto vendita dove ci cerca di raggranellare il minimo indispensabile per vivere vendendo di tutto ma in piccolissime quantità: c’era chi vendeva 5 tapioche o 3 cesti di una verdura non meglio definita. Che dire poi della vendita della carne e del pesce: sicuramente l’acquirente sarà tornato a casa con molte mosche e poco cibo tanto elevato era il nuvolo di queste e modesta la quantità del cibo. Intramezzati a questi disperati fanno la loro bella immagine i bianchi blindati corrazzati dell’ONU che con i Caschi Blu in stato di difesa armata sono a presidiare una realtà di pace quanto mai precaria.  Abbiamo visto la tragica condizione del famoso Villaggio al km 5 di Bangui, visitato anche da Papa Francesco, dove non esiste più una casa in piedi dal momento che tutte e dico tutte sono state saccheggiate , bruciate e spogliate di tutti gli accessori  (compreso porte, finestre, tetto di lamiera ed inferriate) durante la guerra fra fazioni religiose di alcuni anni fa. Questi forti sentimenti ci hanno accompagnato per tutto il pomeriggio e sono stati solo in parte mitigati dal visita al Segretario del Nunzio Apostolico del Centroafrica, un giovane Sacerdote inglese, il quale, in un perfetto italiano, ha chiesto ad ognuno di noi la ragione per la quale avevamo intrapreso un tale viaggio. Al termine delle nostre esposizioni, ci ha fatto molti complimenti per l’opera che andiamo a svolgere ed incoraggiati a proseguire per questa strada per cercare di aiutare al meglio queste misere popolazioni. Per domani mattina alle 07.30 ci attende l’incontro con una Dottoressa  di un Ospedale locale che ci esporrà le loro più urgenti necessità sanitarie che noi faremo di tutto per potere  esaudire. Sono solo le ore 20.45 ma i volontari venuti dall’Italia penso non abbiano difficoltà ad addormentarsi tanta è la loro stanchezza: buonanotte Italia!
Le preoccupazioni relative alla situazione locale esistente, la tristezza di aver lasciato a casa i nostri affetti più cari, sono svanite in una calda doccia e seguite da  un rilassante sogno ristoratore. Stamani la sveglia è squillata molto presto perché alle 07.30 Xavier ci è venuto a prelevare per fare colazione tutti insieme  con il Cardinale alle ore 8. La mia precedente affermazione non è stata vera per tutti perché la sveglia di Nello non ha suonato, non perché non l’aveva posizionata bene, ma solo perché non aveva aggiornato la regolazione dell’orologio telefonico all’ora locale. Poco male perché l’arrivo dell’auto, il parlare del Dr George e di Alfredo hanno fatto alzare dal letto immediatamente il dormiente ed alla fine è stato lui il primo al entrare in macchina. Il breve viaggio dal nostro centro di accoglienza fino all’Arcivescovado ci ha permesso ancora una volta di vedere con i nostri occhi la sconvolgente realtà di queste popolazioni, confermando ancora di più il nostro animo per un concreto aiuto. Dopo la consueta frugale colazione, abbiamo avuto il primo fattivo incontro indirizzato al lato sanitario del progetto della Fondazione per il km 5 di Bangui: abbiamo incontrato un giovane fisioterapista responsabile delle iniziative sanitarie di tutta la Diocesi, e con lui abbiamo concordato le necessità e gli interventi possibili realizzabili da H.H.P.P. quale partnership della Fondazione NCDEIF. È stato un incontro molto proficuo dal punto di vista umano ed operativo perché il giovane volontario ci ha illustrato le più impellenti necessità sanitarie della zona , ci ha consegnato una richiesta di farmaci essenziali per questi luoghi (richiesta che noi cercheremo di esaudire con la preziosa collaborazione del consueto Centro Farmaceutico Missionario di Firenze) ed ha invitato calorosamente H.H.P.P. a venire ad effettuare le proprie missioni sanitarie nei villaggi limitrofi a Bangui dove mai nessuno va ad interessarsi nelle necessità sanitarie dei relativi abitanti. Mentre Nello ed il Dr George erano impegnati in questo incontro Alfredo, il Cardinale ed il Prof Martin illustravano il progetto della Fondazione ad un gruppo di Religiosi e non della Diocesi.  Dopo questi utili incontro nel primo pomeriggio abbiamo vissuto una esperienza veramente straordinaria per tutti noi e per H.H.P.P. in particolare. Il Cardinale ed il Prof Martin ci hanno invitato ufficialmente quali partner privilegiati della Fondazione NCDEIF all’incontro della Piattaforma Intereligiosa locale alla quale veniva presentato il Progetto del Km 5 di Bangui sotto il profilo della volontà di Papa Francesco di realizzarlo (il Prof Martin), sotto l’aspetto puramente tecnico della ricostruzione illustrato dall’Architetto Alfredo , su quello della ricerca fondi dal Geometra Nello e su quello sanitario dal Dr George. Quando ho iniziato a parlare vi devo confessare che il mio orgoglio è andato alle stelle perché parlare davanti al Cardinale , all’Imam  e a tre rappresentanti delle Confessioni Protestanti del progetto sanitario di H.H.P.P. inserito nella realtà di questo devastato sobborgo (25.000 abitanti !!!) della capitale del Centroafrica, ha ripagato me, non come persona ma come rappresentante della nostra comune associazione, di tutti i sacrifici , la stanchezza fisica ed anche delle delusioni sofferte in questi 14 anni di vita della Onlus.    H.H.P.P. è stata sdoganata a livello internazionale ed ancora di più tutti i soci, i volontari, i simpatizzanti ed i benefattori devono godere insieme al Presidente di questo riconoscimento che sancisce una volta di più quanto importante sia il lavoro che tutti insieme abbiamo svolto in questi anni. Per inciso, quando l’amico Nello a Roma ha fatto il nome di H.H.P.P. al prof Martin che cercava una affidabile Associazione per inserirla nella Fondazione per Bangui, Geneviève infermiera camerunense che vive e lavora il America, Segretaria della neonata Fondazione, appena controllato su internet il nostro operato in questi 14 anni, ha subito richiamato il Professore confermando la piena attendibilità di H.H.P.P. per tutto quello realizzato fino ad oggi. Con questa carica dentro il mio animo ho fatto il mio intervento, nel mio francese maccheronico-studentesco, ma con un tale entusiasmo da strappare un caloroso applauso al termine. Al momento della discussione sugli interventi appena terminati, l’Imam dei Mussulmani è stato il più convincente ed acceso sostenitore che il nome da dare a questa nuova realtà deve essere Villaggio km 5 di Bangui di Papa Francesco ; una tale ecumenica affermazione ha lasciato il mio animo esterrefatto , tanto che al termine dei saluti e di tutti i convenevoli del momento, sono andato personalmente a complimentarli con lui dicendogli che se tutti i mussulmani ragionassero con una mente così fraternamente aperta il mondo sarebbe migliore, ricevendo da lui un sorriso di condivisione. Terminato ultra positivamente l’incontro intereligioso, ci siamo recati ad incontrare una Infermiera, Ombretta, nativa di Brescia, che da 8 anni vive una realtà missionaria prima con Emergency in Iran ed attualmente a Bangui presso l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù (unico Ospedale Pediatrico in questa zona dell’Africa Centrale e punto di riferimento delle necessità sanitarie per i bambini di molti Stati della Regione). Conoscenza molto positiva che potrebbe aprire porte operative anch’essa. Molto stanchi ma anche molto ma molto soddisfatti, dopo cena ci siamo immersi nella notte africana (nel senso che il nostro Xavier ci ha portati nel Centro di accoglienza) e dopo una salutare doccia, dopo tutto il sudore che abbiamo versato per il caldo … e non solo, ce ne andiamo a letto non senza rivolgere il nostro ultimo affettuoso saluto a tutti i nostri cari rimasti in Italia. Bacioni affettuosi a tutti.

 

Dopo la supergiornata umanitaria di ieri, oggi è stato un giorno di “relativo” riposo dal mattino fino a sera inoltrata. Ma andiamo per ordine: il nostro amico Xavier (che ricordiamo è un Sacerdote Segretario del Cardinale) ci ha regalato 30 minuti di sonno in più dal momento che stamani è venuto a prelevarci dai nostri alloggi alle ore 08.00. Tutti ben svegli e pronti al da farsi, ci siamo indirizzati verso l’Arcivescovado, senza tralasciare di osservare con attenzione l’inizio di una nuova giornata in questa sperduta località del mondo. Se non fosse stato Papa Francesco ad alzarla agli onori della notorietà per avervi aperto la prima Porta Santa della Misericordia, quanti di noi avrebbero saputo dove si trovava Bangui? Comunque abbiamo attraversato la consueta moltitudine di persone immersa in nuvole di sabbia essendo quasi tutte le strade non asfaltate, ma ricoperte di un terriccio rossastro che, sollevato dalla varia umanità che lo calpesta, si insinua in tutti i più reconditi anfratti del corpo. Arrivati alla dimora del Cardinale, (Sua Eminenza non era  presente perché aveva già cominciato a fare gli incontri personali con la popolazione locale, ed erano già a quest’ora più di cinquanta le persone in attesa per parlare con Lui) abbiamo consumato la nostra colazione, dopo di che siamo partiti verso il centro città direzione mercato centrale dove i vari ambulanti erano prontissimi ad accogliere noi bianchi europei in cerca di un souvenir . Ovviamente ci sentivamo tutti gli occhi addosso (forse perché tutti avevamo i pantaloni blu?) ma incuranti di questo e sotto il vigile controllo di Xavier abbiamo fatto i nostri acquisti per poi tornare verso l’Arcivescovado. Qui il Cardinale aveva smaltito tutti i suoi impegni del mattino, per cui poco più dopo le ore 12 abbiamo iniziato il pranzo ad un’ora così precoce perché Sua Eminenza aveva importanti impegni nel primissimo pomeriggio. Il termine del pranzo è stato l’occasione per donare al Porporato i gagliardetti delle rispettive Associazioni da parte di Nello (quello del Rotary International Distretto 2071) e quello di H.H.P.P. da parte del Dr George.  Momenti di sincera commozione da parte nostra nel vedere come il Prelato abbia gradito i nostri omaggi e ben volentieri si è sottoposto alle foto di rito . Nel pomeriggio il capo muratore che sta eseguendo dei lavori in Arcivescovado, Padre Raymond, Monaco Francescano, ci ha guidati a fare conoscenza delle realtà missionarie presenti nei vari quartieri di Bangui ; abbiamo incontrato i Padri Francescani, i Cappuccini ed i Domenicani. Tutti questi luoghi sono vere oasi di serenità , di pace, vera fraternità e tanta tanta modestia. Queste realtà, anche esse invase dall’orrore della guerra civile, pur attraversate dall’odio delle fazioni tribali – religiose opposte, non hanno esitato ad aprire le porte agli sfollati in fuga dalle violenze, dalle razzie e dalla morte. Sono stati l’unico rifugio sicuro che ha permesso alla popolazione inerme, la sopravvivenza. Abbiamo incontrato numerosi Padri provenienti dalla Polonia , dalla Francia ed in particolare Padre Antonino, nativo di Vignola, da circa 30 anni Missionario in Africa. Con la simpatia innata degli emiliani ed una serafica serenità che sprizzava dai suoi occhi ci ha raccontato tutte le peripezie della guerra, la paura giornaliera dei ribelli, la gioia con la quale hanno accolto gli sfollati dai quartieri più a rischio. I Religiosi non hanno esitato un secondo ad aprire le porte delle loro missioni a chi chiedeva un aiuto concreto per sopravvivere, pur conoscendo le difficoltà alle quali andavano incontro . E’ stato molto felice di parlare di noi e noi abbiamo da lui ricevuto una trasfusione di umiltà, di gioia di vivere e di altruismo. A pomeriggio inoltrato siamo ritornati verso casa percorrendo le solite strade senza manto stradale (che riescono a farci rimpiangere anche le condizioni pessime delle strade della nostra Montecatini) completamente prive di illuminazione pubblica tanto che scansare al buio la popolazione di carnagione nera quasi tutta vestita di scuro, è veramente un grosso problema di sicurezza. Il Cardinale già ci stava aspettando per la cena ed appena arrivati ci siamo seduti a tavola per consumare il solito  pasto in comunità. A fine cena saluti di rito e ringraziamenti da parte di Sua Eminenza , e da parte nostra un immenso ringraziamento a colui che ci ha accolto come figli e ci fatti sentire come a casa nostra. Qualcuno di noi ha voluto ipotizzare che in un futuro il Cardinale di Bangui potrebbe diventare il nuovo Papa di Roma , il primo Papa Africano della storia , e questa ipotesi non può fare altre che suscitare in noi un mondo di gioia. Dopo cena a letto presto dal momento che domattina le nostre sveglie suoneranno alle 03.30 perché l’appuntamento con Xavier per andare all’aeroporto è per le 04.00. Amara sorpresa serale nel non trovare la disponibilità dell’acqua corrente nella camera da parte del Dr George, ma anche questa è Africa e comunque: buonanotte a tutti.

 

È iniziata alle ore 03.15 del mattino il lungo percorso che ci riporterà in Italia. In effetti questa avventura per il Dr George era già iniziata ieri sera tardi quando verso le 23.00 si è preparato per fare la doccia ma dal rubinetto usciva solo un sottile filo di acqua. Certo dopo una giornata molto calda come ieri durante la quale il “caloroso” Medico Umanitario ha sudato il fisico suo, una bella doccia calda rigenerante non ci sarebbe stata male , ma tant’è per cui conviene sempre prenderla con filosofia ed andare avanti. Alle ore 04.30 come d’accordo sono arrivati Xavier ed il Prof Martin, hanno prelevato noi 3 e via verso l’aeroporto. Qui siamo arrivati a cancelli chiusi, nel senso che ancora era tutto chiuso e noi siamo stati i primi viaggiatori ad inaugurare la giornata. Abbiamo sperimentato sulla nostra pazienza la burocrazia ossessiva e la assoluta mancanza di tecnologia di Bangui; nessun metal detector, nessuno scanner funzionante, solo controlli manuali. E quando dico manuali è nel vero senso della parola perché gli addetti ai controlli hanno messo letteralmente le lori mani per controllare tutti i nostri bagagli; il risultato finale ha comportato il sequestro di una bottiglietta di Autan a Nello perché sull’etichetta c’era il simbolo della fiamma(?), e di un accendino ed un rotolino di nastro adesivo al Dr George. E pensare che qualcuno si lamentava della burocrazia indiana…Viaggio aereo molto tranquillo che ha permesso di recuperare un po’ di sonno; arrivo a Casablanca e qui trasferimento all’Hotel Washington dove dormiremo a carico della compagnia aerea Royal Air Maroc. Albergo 4 Stelle che nella realtà, nel rispetto delle regole Italiane avrebbe perso nel water anche l’unica stella rimasta: nessun collegamento internet, bagno con doccia che ha fatto rimpiangere al Dr George quelle indiane , asciugamani di carta vetrata tanto erano ruvidi ma una stanza da letto ampia con un impianto d’aria condizionata che emetteva solo aria calda. Abbiamo consumato una frugale cena (perché solo quello passava il “convento”), dopo la quale insieme al Prof  Martin abbiamo perfezionato la convenzione fra H.H.P.P. e la Fondazione  NCDEIF. Terminato il nostro lavoro tutti a letto perché domani mattina la sveglia suonerà alle ore ore 04.15. Certi questi volontari missionari non fanno altro che dormire……

 

La sveglia dell’Hotel Washington di Casablanca ha messo sugli attenti i volontari della Missione in Centroafrica tanto che alle ore 05 in punto tutti erano già presenti all’appuntamento con il transfer per l’aeroporto. Circa 40 minuti di viaggio per raggiungere l’aerostazione ed eccoci immersi nella farraginosa burocrazia alla quale sono soggetti tutti i viaggiatori che utilizzano voli aerei. Controllo ultra dettagliato dei nostri bagagli a mano (quelli in stiva li troveremo direttamente a Roma – speriamo!) dei nostri abiti, delle scarpe e di qualsiasi ammennicolo possibilmente sospetto; ci avviamo al controllo passaporto per l’espatrio dal Marocco ed ecco realizzarsi l’incubo che sovrasta gli animi di noi cittadini degli anni duemila supertecnologici: il computer dei banchi controllo documenti sono andati in tilt e per circa 1 ora restiamo tutti lì in attesa di una soluzione. La fila dietro a noi si allunga a dismisura tanto che una moltitudine rumoreggiante invade tutta la sala  destinata ai viaggiatori. Arrivano, oltre ai poliziotti addetti materialmente ai computer, anche dei civili, probabilmente tecnici informatici che smanettano ma non risolvono nulla. Ad un certo momento una postazione comincia a funzionare e la folla comincia a ben sperare; ma è un’illusione perché solo quella continua lentamente a funzionare mentre le altre sono tragicamente spente. Via via una dopo l’altra le postazioni si sbloccano, i soliti furbi cercano di passare avanti a chi era in attesa da più di un’ora, si sentono ultra e proteste da varie zone e poi, come Dio vuole, riusciamo a passare ed a imbarcarci sul volo. Trasvolata Marocco Italia più che tranquilla ed in perfetto orario arriviamo a toccare il sacro suolo della nostra Patria. Ritiro veloce dei bagagli da stiva (che sono arrivati tutti!) e via verso le nostre destinazioni. Alfredo con la sua auto verso Pescara, mentre Nello e Dr George accompagnano a casa a Rocca di Papa il Prof Martin. Lasciato il capo della nostra delegazione in Centroafrica , via celeri e spediti verso casa dove arriviamo nel primo pomeriggio ed ognuno ritorna ai propri affetti familiari. Ora che questa 46° Missione di H.H.P.P. è giunta al termine il Dr George vuole fare due semplici considerazioni: la prima è che realtà della vita nella Repubblica del Centroafrica ha fatto tornare alla sua mente quello che i suoi occhi avevano visto più di 20 anni orsono in India, all’inizio della propria attività di volontario umanitario. Si fa prima a dire che in questa regione sub sahariana non c’è niente di tutto quello che ci circonda quotidianamente nella nostra comoda Europa: dall’acqua all’energia elettrica, dalle infrastrutture inesistenti delle strade all’inquinamento aereo e di rifiuti presenti in ogni luogo. Lo Stato è inesistente per quello che concerne tutte le normali attività sociali che lo rendono degno di tale nome. C’è bisogno dei blindati dell’ONU con i caschi blu armati a bordo per garantire un minimo di sicurezza , la sera con il calar delle tenebre anche i Medici di Medicins Sans Frontières o quelli dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù devono uscire in più di due per tornare ai loro alloggi per avere un briciolo di tranquillità. E’ un paese con delle risorse talmente abbondanti nel sottosuolo dai diamanti all’oro e finanche al petrolio che non si comprende come sia tra i più poveri dell’Africa nella realtà di vita quotidiana. O meglio si capisce fin troppo bene che le potenze internazionali, tutte nessuna esclusa, hanno tutto l’interesse economico a quante nere questo statu quo per fare i loro sporchi affari senza lasciare niente sul territorio. Ecco che allora H.H.P.P. con la propria partnership con la Fondazione NCDEIF intende collaborare per il miglioramento socio economico e sanitario di queste popolazioni per portare anche in queste lande sperdute dell’Africa Nera il proprio “ SOGNO UMANITARIO DALLA VALDINIEVOLE NEL MONDO“.

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