23° Missione Indiana – Settembre 2017

OBIETTIVI DELLA MISSIONE

  • Visite Mediche a tutti gli adulti e bambini che si presenteranno durante i giorni di peramnenza dei volontari H.H.P.P.
  • Vaccinazioni Antiepatite B a centinaia di bambini delle varie Scuole di Thullur e Villaggi limitrofi
  • Aggiornamneto delle schede dei bambini adottati a distanza col Progetto Jeevan sia a Thullur che nel Kerala per riportare notizie aggiornate in Italia alle famiglie adottive
  • Controllo del pieno utilizzo del Complesso Sanitario mary Matha Dispensary di Thullur con i 2 punti acqua potabile e degli Ambulatori Dentistico ed Oculistico
  • Consegna di tutti i farmaci, vestiti e giocattoli portati dall’italia per i bambini e le loro famiglie

COMPONENTI DELLA MISSIONE

  1. BARETTA Luigi                Volontario (Cesano M.no-MB)
  2. CAPPELLETTI Roberto  Medico Cardiologo (Cantù)
  3. MARTINI Giorgio            Medico (Montecatini Terme)
  4. MAZZONI Tiziana           Medico Pediatra (Firenze)
  5. MELE Alessandro            Medico Ecografista (Firenze)
  6. NICOLETTI G. Ilaria       Medico Nefrologo (Salerno)
  7. TOMBARESI Giorgio       Volontario (Firenze)
  8. ZAMPIERI Massimiliano  Volontario (Seregno – MB)

DESCRIZIONE MISSIONE

17.09.2017   Partenza dall’Italia

18.08.2017   Arrivo India Hyderabad —> Vijayawada

19.09.2017   Visite bambini Progetto Jeevan al Mary Matha Dispensary

20.09.2017   Medical Camp al Villaggio di Vykundapuram

21.09.2017   Medical Camp al Villaggio di Modhur + vaccinazioni

22.09.2017   Medical Camp al Villaggio di Dondapadu

23.09.2017   Medical Camp al Villaggio di Nelapadu + vaccinazioni

24.09.2017   DOMENICA – FREE DAY

25.09.2017   Medical Camp al Mary Matha Dispensary di Thullur

26.09.2017   Partenza da Thullur per il Kerala – Arrivo a Kanjirappally Orfanotrofio Assisi Baby Sadan

27.09.2017   Controllo bambini Progetto Jeevan Assisi Baby Sadan Kanjirappally

28.09.2017   Controllo bambine Progetto Jeevan Balika Bhavan Kottayam

29.08.2017   Partenza per Kocin

30.09.2017   Partenza per Italia Kocin—> Dubai —> Bologna

 

GALLERIA FOTOGRAFICA MISSIONE

DIARIO GIORNALIERO

 

Dopo i consueti entusiasmanti ma sempre estenuanti preparativi per non dimenticare niente a casa, parte stamani la 23° Missione Sanitaria ed Umanitaria in India di H.H.P.P. la 47 ° dalla fondazione della stessa Associazione. I luoghi di partenza sono stati vari, ma tutti si sono ritrovati a Dubai nel super sfarzoso e tecnologico aeroporto arabo. O meglio non tutti perché il Volontario Dr Alessandro da Firenze era già arrivato tre giorni orsono a Thullur dopo una breve vacanza turistica nell’India del Nord. Da Montecatini accompagnati dal solito driver, l’amico Maurizio, e questa volta con il supporto essenziale di Beatrice per la sua presenza, sono partiti il Dr George ed i sopradetti accompagnatori. Prima tappa a Firenze Peretola dove abbiamo imbarcato nel nostro camioncino targato Sedoni Autonoleggi, la Pediatra Drssa Tiziana con il marito Giorgio e tutti insieme ci siamo recati a Bologna Aeroporto Guglielmo Marconi – Arrivo e partenza in perfetto orario con i consueti dolcissimi ma “strazianti” saluti da parte dei nostri cari rimasti in Italia. Arrivati nella notte a Dubai, qui abbiamo incontrato l’altra parte della comitiva umanitaria, il Cardiologo Dr Roberto da Cantù, il Volontario Massimiliano (Max) da Seregno e l’altro Volontario Luigi da Cesano Maderno. Il gruppo così riunito a notte tarda si è imbarcato sul volo Emirates direzione India e più precisamente Hyderabad capitale dello Stato di Andhra Pradesh. E nella notte stellata del cielo sovrastante le nuvole lungo la rotta aerea, ogni volontario nel proprio io mediterà i più diversi pensieri: i neofiti si chiederanno quale sarà la realtà che li aspetta in questa parte di modo ed “vecchi volontari” accarezzeranno nel loro animo i dolci ricordi degli anni passati e la speranza di ritrovare vecchi amici e coinvolgenti sorrisi. Buona notte e tutti!
In perfetto orario dopo un viaggio tranquillissimo la comitiva umanitaria H.H.P.P. è arrivata di prima mattina ad Hyderabad. Ci ha accolti una fresca aria ventosa del mattino (che ha attutito il nostro impatto con il clima caldo umido indiano) ed il sorriso smagliante di Sr Jain che si è sobbarcata 5 ore di viaggio per venire a prelevare tutte le nostre innumerevoli valigie e portarle con altre 5 ore di viaggio a Thullur. Come il solito ha consegnato ad ognuno di noi la consueta collana tipica indiana che ci ha fatti piombare (quasi ancora ce ne fosse bisogno) nella realtà indiana. Dopo la partenza della Suora con il suo carico di bagagli, i 7 volontari sono rimasti ad assaporare il venticello rinfrescante locale , cosa abbastanza insolita per questa stagione, nei locali dell’aerostazione. Dopo oltre 5 ore di attesa al momento di passare i controlli per imbarcarsi, ecco che la feroce e borbonica burocrazia indiana è entrata in azione; mentre i lombardi e la salernitana hanno fatto la carta di imbarco per il volo , Dr George Giorgio e Tiziana, già in possesso della bording card rilasciata a Bologna per Viyjawada, si sono recati tranquilli e sicuri di se stessi verso l’imbarco. Qui solerti quanto “ignoranti” (non sapienti) funzionari militari dell’aeroporto hanno cominciato ad obiettare che la carta di imbarco era stata rilasciata in Italia da Emirates ed il volo qui era a carico di Air India. Siamo andati avanti e indietro tra vari sportelli e addetti più o meno consapevoli di quello che succedeva per oltre 40 minuti e solo allora, grazie anche alla cortesia di un funzionario civile dell’aeroporto che ci fatto saltare una fila interminabile di persone, abbiamo attraversato il varco aeroportuale entrando finalmente nella zona partenza dove attendiamo l’arrivo dell’aereo. Dopo un volo di circa 45 minuti, eccoci atterrati a Vijayawada e subito è balzata ai nostri occhi la nuova realtà dell’areostazione che oggi non ha niente da invidiare a quelle europee. Con la jeep del convento siamo arrivati caldi e sudati a Thullur dove il comitato di festeggiamento per il nostro arrivo si è esibito al suo meglio. Baci abbracci qualche lacrimuccia e via ad una rinfrescante doccia , cena della sera ed appuntamento all’indomani per iniziare il nostro lavoro. Chi ben comincia è a metà dell’opera!
La nottata è volata serena per “quasi” tutti i volontari; quasi perché ad Ilaria è accaduto un problema burocratico … che vi spiegheremo in seguito. Colazione di prima mattina e poi subito al lavoro liberando le nostre panciute valigie dal loro contenuto e distribuendo il tutto nel modo più organizzato possibile per avere tutto a portata di mano quando serve. Le medicine e gli annessi sanitari nella farmacia del dispensario e gli abiti ed i regali nella stanza storicamente adibita a tale scopo. Stamani sono venuti a farsi controllare sanitariamente i bambini del Progetto Jeevan di Adozioni a Distanza ed è stato una vera gioia reincontrare i volti sorridenti dei piccoli che avevamo salutato ad Ottobre 2016 e notare i loro notevoli miglioramenti sicuramente legati alla generosità dei padrini italiani. Amulya, Praveen, i gemellini Vinay e Viyai e tutti gli altri che hanno riempito la mattinata del Dr George che li accoglieva aggiornando le schede di adozione, dei Dottori Alessandro Roberto e Tiziana che li visitavano, del nostro fotografo ufficiale sul campo adozioni Max e di Giorgio e Luigi che dispensavano a tutti spazzolino da denti, dentifricio e saponetta insieme a giochi e vestiti portati dall’Italia (molti di questi donati dalla Caritas di Seregno). Subito dopo pranzo siamo partiti (in 10 sulla Life’s car di H.H.P.P. facendo invidia agli stessi indiani) direzione Vijayawada per risolvere il grave problema amministrativo che si era presentato ieri sera alla nostra volontaria Ilaria e che ora possiamo spiegarvi : al momento di venire a cena ci ha detto nel modo più candido (ma molto pieno di tensione) che non trovava più il passaporto. Momenti frenetici di ricerca da parte di tutti ma, nonostante gli sforzi, l’essenziale documento non saltava fuori. Telefonate continue fra Sr Jain e tutti gli addetti dell’aeroporto e decisione concordata di recarsi oggi stesso a Vijayawada per una “caccia al tesoro “ sul campo. Per tale ragione nel primissimo pomeriggio abbiamo inondato di richieste di ricerca tutto il personale di polizia e pulizia dell’aerostazione … ma risultati zero barra zero! Siamo andati allora alla locale stazione della Polizia per inoltrare ufficiale denuncia di smarrimento; ma una solerte (!!!) poliziotta ci ha detto che la domanda andava presentata per via telematica per cui via di corsa a cercare un internet point per aderire alla richiesta della polizia. Ma all’internet point ci rispondono che il sito internet della polizia non accetta quello che loro stavano inviando per cui dovevamo ritornare al commissariato. Qui tornati, mentre ovviamente il tempo passava il sole splendeva ed il nostro sudore aumentava (oltre alla tensione di Ilaria) un molto gentile funzionario maschio ci ha predisposto il tutto dicendo di aspettare 24 ore perché si potesse formalizzare la denuncia. Usciamo dal commissariato più sollevati, costatando de visu la velocità della macchina burocratica indiana guardando la pila di fascicoli polverosi e probabilmente mai aperti, presenti sugli scaffali dell’ufficio del funzionario. Mentre i volontari elaboravano dentro di se tutto quello che era successo, nel “giardino“ antistante la stazione di polizia tranquillamente facevano merenda pomeridiana una diecina di piccoli maiali sfondo bucolico al deprimente squallore della polizia locale. Ma siccome come dice il proverbio “tutto è bene quel che finisce bene“ improvvisamente, quando Ilaria già si vedeva proiettata a vagare nella terra indiana fra un aeroporto e l’altro o una cuccetta dei famosi treni di ghandiana memoria, con nello zaino dei documenti di riconoscimento più o meno validi, è avvenuto l’inaspettato : a Sr Jain , dopo avere candidamente detto alla sventurata volontaria che non sarebbe stato assolutamente possibile avere un nuovo passaporto per tornare in Italia (Amici Miei docet ) un sorrisetto è apparso sulle labbra e candidamente ci ha confermato il ricevimento della telefonata da parte della India Airlines che avvertiva finalmente del ritrovamento del famoso passaporto da parte di un addetto alle pulizie nell’aeroporto di New Dehli. Festa grande a Thullur per Ilaria e per tutti noi. Ma non è finita qui, perché alle 21 è arrivata al Mary Matha Dispensary un piccola di 1 anno di vita di nome Jain, che festeggiava oggi il 1° compleanno e che era venuta a condividere con noi la sua festa portandoci un classico dolce indiano per i volontari e per la Suora della quale porta il nome. È in effetti l’ultima bimba che la Suora Ginecologa ha fatto nascere a Thullur, da una madre che era stata definita sterile, e che ora può godere della gioia della maternità. Miracoli a Thullur!!!
La mattina non poteva iniziare nel modo migliore di quello di vedere tornare trionfante da Vijayawada la nostra Ilaria con finalmente in mano il prezioso documento. Festa per lei ma anche per tutti noi che abbiamo condiviso questo momento di vera tensione , e via per la nostra giornata umanitaria; una fugace visita alla scuola materna del Mary Matha ha subito riempito i nostri cuori degli occhioni splendenti dei bambini. Tutto il materiale sanitario caricato sullo scuolabus e via verso il Villaggio di Vykundapuram .Qui ci attendeva la consueta festa di accoglienza con copiosa pioggia di petali e sorrisi generosi per tutti , breve spettacolo musicale in nostro onore e subito abbiamo iniziato con le visite mediche all’interno della Chiesetta già conosciuta del 2016. Alla fine della giornata la nostra attività ha contato 164 visite mediche riguardanti le consuete patologie infettive e degenerative che abbiamo cercato di alleviare con i medicamenti in nostro possesso, senza dimenticare il supporto ludico ai bambini con i giochi portati dall’Italia. Come unico caso veramente emblematico segnaliamo quello di una bambina di 5 anni di età con una gravissima forma di palatoschisi ( il labbro leporino ) che fortunatamente non le impediva l’alimentazione ma che purtroppo alterava in modo impressionante ed importante il suo aspetto. Data la gravità del quadro la stessa Sr Jain non si è pronunciata sulla eventuale possibilità di un intervento chirurgico. Con il cuore molto triste ci siamo recati a pranzo nella casa del Parroco locale con piatti tipici indiani ; al termine il gruppo si è recato a visitare il maestoso Budda di Amaravathi , il Tempio Hindu della stessa cittadina ed anche quello della Capitale dell’Andhra Pradesh Vijayawada. Qui è balzata ai nostri occhi una confusione cittadina pazzesca in previsione della prossima festa grande per una importante ricorrenza della religione locale. Mentre i neofiti volontari ed i più intraprendenti “anziani” sudavano che classiche sette camicie in queste visite, il Dr George ed Ilaria attendavano in tranquillità il ritorno degli escursionisti. Domani vaccini e visite ad un Villaggio mai da H.H.P.P. incontrato in questi anni e più lontano di quello odierno dal Mary Matha Dispensary. Ma siccome a chi ha nel proprio cuore la voglia del volontariato niente fa paura, domani è un altro giorno e si vedrà

 

 

Come da programma siamo andati oggi in nuovo villaggio ; caricate sullo scuolabus tutte le borse dei farmaci e degli accessori, siamo arrivati a Modur accolti dalla consueta folla di bambini ed adulti sorridenti e festanti, che ci hanno materialmente sommersi di petali di fiori di ogni colore. Questo villaggio , mai visitato da H.H.P.P. , si è presentato ai nostri occhi in tutta la sua povertà: case non terminate nella costruzione, capanne in percentuale elevata, promiscuità fra animali e persone , ma nonostante questa misera realtà su tutti e tutto troneggiavano 4 statue dorate a dimensione umana raffiguranti politici locali. La consueta Chiesetta ha ospitato la nostra attività e subito abbiamo predisposto le nostre postazioni sanitarie. Il filtro all’ingresso dei pazienti predisposto dalle Suore e da un giovane della Parrocchia ha facilitato lo svolgimento del lavoro senza eccessiva confusione. Abbiamo iniziato con le vaccinazioni antiepatite B ai bambini dai più piccoli ai più grandicelli e subito siamo stati sommersi dai pianti sconsolati degli “ impazienti “ che si propagavano non solo nell’aria ma anche nell’animo dei vaccinandi in attesa. Miracolosamente un cioccolatino leniva all’istante il dolore per l’iniezione e il sorriso tornava a splendere nei loro profondi occhioni neri. Al termine delle 204 vaccinazioni è iniziata la vera e propria attività ambulatoriale con visite a tutti coloro che si sono presentati a noi. Tanto numerosi sono stati i pazienti visitati che il nostro ritorno al Mary Matha Dispensary è avvenuto alle ore 15 . Durante il ritorno abbiamo assistito a quello che inizialmente era apparso come la scoperta di un giacimento di petrolio : 4 giovani operai completamente ricoperti di fango cercavano di controllare la potenza di un getto che a pioggia ricadeva sulle loro teste. Apparivano così sporchi da sembrare coperti di petrolio, in effetti era solo terra sollevata dalla potenza dell’acqua usata per facilitare l’inserimento della sonda del pozzo. Al Dispensario ci attendeva una paziente affetta da febbre tifoide che è stata trattata prontamente somministrando antibiotico per via endovenosa. Il caldo oggi è stato veramente super opprimente ; chi normalmente suda le famose 7 camicie, oggi ne ha sudate 14 e stasera andando a letto confidiamo nel refrigerio notturno per abbattere la temperatura del nostro corpo. Domani ci attendono 2 nuovi Villaggi, ma questa sarà un’altra storia.

 

 

Oggi, più di sempre, il caldo umido soffocante del Settembre indiano, ha messo a dura prova la resistenza fisica dei volontari dei quali però nessuno si è in alcun momento tirato indietro sul quel che c’era da fare. Di prima mattina partenza con il solito scuolabus direzione il Villaggio di Dhondapadu, già conosciuto nelle precedenti missioni ma che quest’anno si è presentato più organizzato , tanto da permetterci un lavoro sereno e proficuo. Predisposto l’ambulatorio all’interno della chiesa locale la mattinata è scivolata senza intoppi fino alle prime ore del pomeriggio senza , fortunatamente , casi sanitari di particolare gravità. Dobbiamo escludere purtroppo solo il riscontro di un ragazzo di 14 anni con una grave cardiopatia congenita , tale da limitargli molto anche la respirazione, già inserito nel programma cardochirurgico statale, al quale non abbiamo potuto fare altro che augurare un veloce ricovero ed un ottimo risultato dell’intervento e il caso di una piccola di 18 mesi alla quale il Dr George ha dovuto praticare una iniezione di antibiotico a causa di una brutta bronchite asmatica. Saluti di rito con il Parroco locale e via di gran carriera per tornare al Mary Matha per il pranzo. Arrivati alle 14,30 terminato di mangiare alle 15,10 partenza per il Villaggio di Autapally alle 15,30. Il luogo della nostra attività del pomeriggio dista dall’aeroporto un bel po’ di kilometri, così che ci sono volute oltre 2 ore per raggiungerlo dal Dispensario. Vi lascio solo immaginare il calore presente all’interno delle nostre jeep piene di umani sudanti e stracolme di materiale. Come Dio ha voluto , e come ha sudato in modo stratosferico il Dr George, siamo arrivati in questo organizzatissimo complesso religioso e scolastico gestito dai Padri Cappuccini. Per una sorta di gentile riguardo nei nostri confronti, le postazioni sanitarie erano state sistemate all’esterno degli edifici scolastici , all’ombra, ma su di un palco all’aperto che fino a poco prima aveva assorbito tutto il calore del sole indiano. Nonostante ciò e malgrado le grida commoventi dei piccoli e dei più grandi da vaccinare, siamo riusciti a raggiungere la quota di 175 prime vaccinazioni antiepatite B , oltre che ai piccoli della scuola dei Frati anche a bambini del villaggio ; qui appena appreso che un gruppo di Medici Italiani vaccinava gratuitamente i piccoli locali assicurando anche le altre 2 somministrazioni a scadenza ad opera delle Suore Francescane del Mary Matha di Thullur, si sono precipitati da noi con tutti i mezzi di trasporto possibili. A tutti i vaccinati è stato consegnato il consueto kit igienico dentale costituto da spazzolino da denti, dentrificio, saponetta ed una penna biro. Grande fatica, grande stanchezza al termine del nostro lavoro, ma tantissima soddisfazione per essere riusciti a portare una così essenziale prevenzione vaccinale a questi piccoli indiani. Si accendevano già le prime luci della sera, quando tornando verso Thullur , ci siamo fermati nel centro di Vijayawada, dove il nostro Dr Alessandro ha realizzato un proprio desiderio: acquistare direttamente in loco due Tabla (tipici tamburi della tradizione indiana) con i quali al ritorno in Italia organizzerà sicuramente un concerto a favore di H.H.P.P. (dopo che avrà trovato un Maestro Percussionista Indiano). Siete già in anticipo tutti invitati!!!

 

 

Se fosse meteorologicamente possibile e se il Colonnello Bernacca ci permettesse questa affermazione, oggi la giornata è stata ancora più calda , umida ed afosa di quella trascorsa ieri; tutti i volontari (ammesso e concesso che il Dr George non faccia testo con il suo copioso e diffuso sudare in ogni condizione ambientale un po’ calduccia) ed anche le Suore hanno sudato le fatidiche sette camicie per sopportare questo clima così violento. E pensare che noi anche qui abbiamo tutte le nostre comodità, i ventilatori, l’acqua fresca, la possibilità di fare la doccia a nostro piacimento; pensate alla realtà degli abitanti dei villaggi di questa regione dell’India Centrale senza nulla che li possa aiutare a sopportare questa opprimente cappa di calore che invade e pervade ogni cosa. E poi questa non è neanche la stagione più calda dell’anno, perché ad Aprile Maggio e Giugno la temperatura raggiunge e supera i 50°C con una umidità stratosferica. Nonostante questo, e con tutte le difficoltà ed i sacrifici del caso, anche oggi nessun volontario H.H.P.P. si è tirato indietro; ognuno ha realizzato il proprio compito di lavoro al meglio permettendo il raggiungimento degli obbiettivi previsti. Quelli di oggi erano l’effettuazione di vaccini e di visite mediche a due villaggi nei pressi di Thullur. La mattinata è iniziata con gioia a colazione quando Sr Jain, sbirciando nei dati dei passaporti, ha scoperto che oggi era il compleanno della Dottoressa Tiziana, ed al suo ingresso ha intonato insieme a noi e tutte le Suore un calorosissimo Happy Birdhday for you, facendole tagliare una torta preparata per l’occasione. Di prima mattina, caricato come al solito lo Scuolabus volontari e Suore sono partiti alla volta del Villaggio di Nelapadu, vecchia conoscenza, ma che quest’anno ci ha riservato una sorpresa (più o meno gradita): arrivati in prossimità della mèta , lo Scuolabus si è fermato perché il capo Villaggio ci ha fatti TUTTI traslocare su di una carretto ,trainato da un trattore, dove erano state sistemate 8 sedie di plastica , una per ognuno di noi. Così posizionati , comodi ma sotto il sole cocente, ad 1 km all’ora il trattore si è messo in moto mentre i bambini continuavano felici a bombardarci con manciate di petali di fiori. C’erano da percorrere solo qualche centinaio di metri, ma il trattore ha impiegato circa mezz’ora a fare il percorso nel frastuono di suoni di tamburo e petardi. Arrivati a destinazione , la Chiesetta locale come al solito, 84 vaccini anti epatite B a bambini e adolescenti , 117 visite mediche a chi ha chiesto di averne bisogno ed un dono per tutti. A pranzo ci siamo recati presso la Parrocchia bala Jesu Bhavan di Thullur, dove il Parroco ci ha generosamente offerto il pranzo preparato dalle nostre Suore del Dispensario. Il tempo di un veloce caffè e via verso Rajapudi, anche un piccolo villaggio già conosciuto e che anche quest’anno abbiamo avuto l’opportunità di aiutare con la nostra operare sanitaria (con 190 visite mediche) ed umanitaria. L’aria della sera non si è alleggerita quasi per nulla e noi, mentre scriviamo questo diario per illustrare le nostre giornate pensando ai nostri cari rimasti in Italia, consideriamo ,nonostante il nostro lamentarci per mille problemi, quanto fortunati siamo stati a nascere nella nostra parte di mondo.
E siamo arrivati anche alla giornata di domenica dedicata alla parte religiosa della nostra attività, nel senso della partecipazione alla Santa Messa nella Chiesa Bala Jesu Bavan, Parrocchia di Thullur. Prima della partenza le Suore, come da tradizione, ci hanno agghindato con i vestiti tradizionali indiani, le donne con il shari e noi maschietti con la sottana (dhoti) e la giubba bianca sopra. Così “conciati” ci siamo recanti in Chiesa dove stavano arrivando alla spicciolata gli abitanti del villaggio. Sistemati strategicamente sotto la pala di un ventilatore abbiamo assistito alla funzione comodamente seduti su delle poltroncine di plastica (potenza delle raccomandazioni di Sr Jain). Abbiamo seguito più o meno attentamente il rito che si è snodato per oltre due ore e ci hanno fatto molta invidia , dobbiamo confessarlo, due bambini che se la dormivano comodamente sdraiati in terra. Al termine dei canti, delle preghiere e della varie orazioni e sermoni, il Parroco ci ha chiamati tutti davanti all’altare e pubblicamente ci ha ringraziato della nostra opera umanitaria a favore degli abitanti di Thullur e dei villaggi vicini, donando ad ognuno di noi una maxi (e pesantissima) collana floreale variopinta , e uno scialle espressione del rispetto nei confronti delle nostre persone. Momenti di grande commozione per noi tutti , non solo i nuovi volontari ma anche gli esperti di missioni con HHPP perché è veramente sconvolgente vedere la riconoscenza di queste persone che letteralmente si prostrano ai nostri piedi per ringraziarci del poco che abbiamo fatto per loro. Terminata la Santa Messa siamo tornati per il pranzo al Mary Matha e , reindossati i nostri abiti occidentali, siamo andati a mangiare. Al termine qualcuno è rimasto in loco per riposarsi dopo questi giorni caldissimi, e qualcuno è andato a scoprire le bellezze indiane dei templi rupestri di Thullur scavati nella roccia; passando per un villaggio vicino a Vijayawada hanno incontrato Neelavathy con la sua piccola di pochi mesi di vita, essendo ora di casa presso sua madre per avere un aiuto per l’accudimento della piccola. Durante la strada i volontari hanno preso contatto, materialmente, con la realtà delle vacche sacre indiane che camminavano tranquillamente in mezzo alla strada di Mangalagiri, senza nessuno che le desse fastidio. Anzi i nostri hanno fermato l’auto per avere così un incontro più ravvicinato con tale sacralità, e qualcuno ha avuto un incontro ancor più ravvicinato tanto da dissetare le stesse vacche. Il sorriso sereno di queste persone contrasta enormemente con la loro condizione di povertà reale, ed è per noi un grande insegnamento.
E così fra un vaccino e l’altro, fra un pianto per una puntura ed un sorriso smagliante per un regalino , fra un namasté e UN ALTRO, siamo arrivati all’ultimo giorno della nostra attività sanitaria a Thullur. Quando di prima mattina ci siamo recati agli ambulatori del Mary Matha Dispensary già una folta schiera di potenziali pazienti erano in fila in attesa della tanto agognata visita. Ognuno di noi ha raggiunto la propria postazione operativa e la mattinata è scivolata via in men che non si dica, senza eccessivi affollamenti permettendo a noi di lavorare in modo sereno e ai Thulluriani (si dirà poi così?) di accedere al nostro servizio senza eccessive code e senza violenti spintoni di passata memoria. Forse, col passare degli anni e vedendo il nostro modo di agire , tutti hanno capito la nostra volontà di aiutare più persone possibile, per cui finché è umanamente fattibile, visitiamo tutti quelli che sono in attesa senza discriminazioni di sorta , seria o inesistente patologia (vedi i bambini per fortuna sani che vengono tutti per il raffreddore, ma non hanno neanche quello ma solo il desiderio di un piccolo regalo) A fine mattinata abbiamo avuto il piacere di vedere arrivare Neelavaty con il suo piccolo Jain Babu ed il marito. Tutti stanno veramente bene, fuorché il consorte che si è beccato una sonora ramanzina da tutti noi e soprattutto da Sr Jain perché non si è comportato bene nel recente passato con la moglie. Ha solennemente (???) promesso di aver messo la testa a posto, che da quando è nato il bimbo non beve più e che ha cominciato a lavorare con impegno. Felici e rassicurati da queste affermazioni pronunciate davanti all’ufficiale rappresentante locale Sr Jain, abbiamo deciso di inserire immediatamente il piccolo Jain Babu nel Progetto Jeevan di Adozioni a Distanza , permettendo così a lui ed a tutta la famiglia di poter contare su di un aiuto certo e costante. Questo aiuto, come è accaduto negli anni passati, permetterà di poter accedere ad un piccolo prestito utile al sostentamento della famiglia, per esempio per comprare a rate un Auto Risciò ed avviare un’attività redditizia in questi luoghi. Tra l’altro il nostro Dr Alessandro si è subito offerto di prendersi immediatamente in carico il piccolo, per cui abbiamo potuto consegnare immediatamente il contributo a Neelavaty ed a suo marito. Fortunatamente casi gravi non si sono presentati alla nostra osservazione, ma solo patologie legate alla stagionalità veramente pesante che sta imperversando in questi territori. Dopo un intenso temporale che ha modestamente abbattuto il caldo umido, dopo cena ci avviamo all’ultima notte da trascorrere a Thullur in attesa del trasferimento di domani in Kerala. Molto stanchi ma molto molto soddisfatti auguriamo a tutti voi, perchè per noi non è necessario, un profondo e sereno sonno.

 

Ed è arrivato anche il giorno della partenza da Thullur. Sembra ieri che siamo arrivati in questa parte sperduta dell’ India centrale ed eccoci già pronti a far rientrare tutte le cose nelle nostre valigie per dirigerci verso la seconda parte del nostro viaggio, gli Orfanotrofi del Kerala gestiti sempre dalle Suore Terziarie Francescane di Ognissanti dei Firenze. Non che ci sia stata una levataccia per la partenza ma la tensione per il distacco da questi luoghi che hanno visto protagonista la nostra attività umanitaria è veramente tangibile nella sensibilità di ognuno di noi. Dopo colazione mettiamo in ordine tutte le cose e verso le ore 11 con due jeep ci dirigiamo verso l’aeroporto di Vajayawada. Qui nonostante la intercessione di Sr Jain con i funzionari della Compagnia aerea Spice Jet, ci scontriamo burocraticamente sulle carte di credito con le quali sono stati pagati i nostri biglietti dalla Ranieri Viaggi di Montecatini , sul sovrappeso dei nostri bagagli (risolto prontamente pagando una ridicola differenza) e finalmente entriamo in possesso delle famose carte di imbarco. Saluti commoventi con il nostro angelo custode Sr Jain e via sul volo che ci porterà ad Hyderabad per mezzo di un ATR biturboelica- Viaggio più che confortevole, arrivo con 20 minuto di anticipo, attesa di 4 ore per il nuovo volo e via di nuovo nei cieli indiani direzione Aeroporto Internazionale di Kochi in Kerala. Anche qui arriviamo (come spesso accade in Italia ?!?!) in anticipo di 20 minuti per cui inizialmente non ci troviamo con Sr Elisabetta che è venuta ad accoglierci per portarci all’Assisi Baby Sadan di Panacepally con due jeep. Saluti affettuosi per i neofiti e per gli storici volontari e via verso la prossima casa. In una jeep sistemiamo tutti i nostri bagagli e nell’altra noi stessi. E da ora inizia l’estenuante viaggio (durerà più di 3 ore il trasferimento dall’aeroporto) che ci porterà all’Orfanotrofio dei nostri angeli indiani. Strade molte peggiorate da un punto di vista strutturale rispetto all’anno scorso, veri tratturi al posto di asfalto in certi punti, una velocità media che non ha superato i 30 km/h ci ha fatto arrivare a destinazione a mezzanotte e trenta. Distrutti ma soddisfatti di aver raggiunto la nostra méta, andiamo a dormire in questa che è certamente, grazie a Sr Elisabetta, un’oasi di pace e serenità per tutti i bambini ospiti … e per noi. A domani dal Kerala.

 

 

Risvegliati dall’allegro vocìo dei bambini dell’Orfanotrofio, ci siamo immediatamente immersi nella realtà di questa isola felice per chi non ha nessuno al mondo che si interessi di lui. La natura lussureggiante del Kerala con i suoi alberi di caucciù e le piantagioni di ananas fa da cornice a questa nostra prima giornata nell’India del Sud. Abbiamo visitato la Portiuncola con le bimbe più grandi dell’Assisi Baby Sadan ed avuto una graditissima sorpresa: sono venuti a trovarci ricolmandoci di affetto Arun e Kiran con i propri genitori adottivi. Per il Dr George è stato come tornare indietro con la memoria a 14 anni orsono quando questi due pargoletti di pochi mesi di vita stavano ancora nel locali dell’ospedale di Mokkuttuthara. Oggi sono due bei giovani adolescenti, che hanno finalmente una prospettiva di vita futura più che decente grazie alla generosità di questa famiglia indiana che li ha realmente adottati e che vuole loro bene come dei figli veri. Abbracci e baci sono stati dispensati a tutti per i vecchi e nuovi volontari. Subito dopo Sr Elisabetta ci ha fatti partecipi di un nuovo progetto da realizzarsi proprio accanto alla Portiuncola: la costruzione di 6 unità abitative di circa 60 mq ciascuna ed una scuola professionale ( probabilmente di cucito ) che potranno ospitare i ragazzi più grandi che le rispettive madri ( per chi le ha ) . Grosso progetto per dare un futuro a questi giovani non più in età di essere ospiti di un Orfanotrofio che vedrà sicuramente la collaborazione di tante persone di buona volontà , compresa H.H.P.P. Nel primo pomeriggio partenza , sotto il classico temporale tropicale, per la città di Kottayam , sede dell’Orfanotrofio Assisi Balika Bhavan , dove ci sono le bimbe più grandi non più ospiti a Panacepally. Pomeriggio di grande gioia e felicità per tutti , dal momento che queste piccole donne hanno saputo infondere in ognuno di noi la vera gioia di vivere e la serenità del vero senso della vita. Salutate a malincuore queste bimbe meravigliose siamo tornati alla nostra residenza indiana e nella profonda notte andiamo a letto con il cuore pieno di speranza che il mondo possa diventare veramente migliore.

 

 

Sotto la pioggia torrenziale indiana, il giorno è iniziato ed è continuato così alternando scrosci e sole splendente. In mattinata alcuni del gruppo dei volontari ha sfidato il cattivo tempo per andare a visitare le piantagioni locali del the, mentre qualcuno (uno a caso il Dr George) è rimasto all’Assisi Baby Sadan a sistemare le foto della missione ed … a riposarsi. In serata abbiamo avuto la piacevole sorpresa di una cena comunitaria con tutti gli ospiti, maschie e femmine, dell’Assisi Baby Sadan e della Portiuncola. Grande festa e grande sorpresa di quasi non riuscire a riconoscere i bambini che abbiamo conosciuto anni fa , cresciuti nell’aspetto e nel modo di comportarsi. Come sempre ci ha colpito la grande autorevolezza ma anche la immensa dolcezza che Sr Elisabetta e le altre Suore che la aiutano usa per tenere a bada questa banda amorevolmente scalmanata di 75 soggetti. Spettacolo musicale al termine della cena con l’esibizione dei grandicelli ma anche dei più piccoli.
Se il cielo del Kerala ha voluto dimostrare un qualche sentimento per l’ultimo giorno di permanenza nel suo territorio dei volontari di H.H.P.P. , ha espresso una grande tristezza perché ha pianto in modo copioso anche stamani che è stato il giorno di commiato di tutti noi dai bambini dell’Assisi Baby Sadan e da tutte le Suore. La mattinata è stata destinata ad un sano e coinvolgente divertimento per tutti con i giochi portati dall’Italia, allegria che ha mitigato la tristezza dei nostri cuori. I palloncini coloratati corredati da una luce al led all’interno (stupendo dono del nostro Max ) hanno fatto letteralmente impazzire di gioia non solo i piccoli. È stata poi la volta (quando il sole cocente è riapparso fra una nuvola e l’altra) delle mongolfiere colorate che si sono librate nell’aria con tutti i bambini (ed anche noi grandi) con il naso all’insù per vederle salire sempre più in alto. Ultimi momenti con questi pargoletti che ci hanno materialmente sommerso con i loro abbracci e le loro coccole apprezzando il calore del nostro sincero affetto. Ma è giunto anche il momento della partenza : subito dopo pranzo un piccolo autobus 9 posti ha caricato le nostre valigie e tutti noi . Qualche lacrimuccia più o meno velata ha solcato i volto non solo dei piccoli e con nelle nostre orecchie il richiamo dei bambini dell’Orfanotrofio “Please visit again“ siamo partiti alla volta di Kochi, dove a notte inoltrata (o per meglio dire ad inizio del giorno dal momento che ci dovremo alzare alle 01.30 per partire alla 04.20) inizierà la lunga giornata che ci riporterà nella nostra Italia ai nostri affetti più cari. Buona notte (a noi per poco) a tutti ancora dall’India.

 

 

Alessandro

La mia prima volta in India e la mia prima esperienza nella cooperazione sanitaria internazionale. Un progetto che sognavo da tempo e che, grazie all’associazione HHPP e a tutti i volontari che ne fanno parte, è diventato realtà.

Un intero mese di viaggio, iniziato in solitaria nelle caotiche strade di Delhi, proseguito lungo le rive del Gange a Varanasi, fino all’arrivo in Andhra Pradesh e in Kerala, da subito faccia a faccia con i mille volti di questo paese che suscita emozioni diverse e contrastanti in ogni momento, ma che in ogni caso non lascia mai indifferenti. Un paese che riesce a far sentire a proprio agio fin da subito, nonostante le differenze e le difficoltà quotidiane. E questo grazie alla bellissima accoglienza delle persone, dalle suore del dispensario, sempre pronte ad aprire la porta, anche in piena notte, quando qualcuno bussa in cerca di aiuto, agli splendidi sorrisi della gente dei villaggi, all’affetto sincero dei tanti bambini dell’orfanotrofio in Kerala. Un’esperienza unica, vissuta in compagnia di persone eccezionali, che cambia per sempre il modo di vedere il mondo.
Giorgio

Giorgio, si va in India? Di ritorno da un consueto corso di aggiornamento Tiziana mi fa la proposta che lì per lì mi gela. Ho sempre sostenuto che nei luoghi dove c’è molta sofferenza non ci sarei mai andato da turista, ma semmai in veste di operatore umanitario. Ora che mi fa la proposta io mi rendo conto che mi fa fatica e un po’ mi spaventa, ma è difficile giustificarsi. L’unica cosa che posso dire è: ma che ci vengo a fare? Non so fare una puntura e la vista del sangue mi dà noia e in più non so una parola di inglese! Non sono adatto! La visita a Montecatini alla sede della associazione H.H.P.P. mi rincuora, le persone che incontro, il dott. Martini e altre operatrici, mi sembrano persone tranquille che non si scandalizzano delle mie incapacità ma mi incoraggiano. E allora si parte per il viaggio. Per chi non ha mai messo il naso fuori dall’Europa ritrovarsi in India e non nell’India col Pil, ma quella senza, dove esistono ancora le capanne senza luce, strade polverose e incasinatissime, piene di gente e di promiscuità con animali e immondizia, lo schok è notevole. Mi ha aiutato la presenza amica delle suore, in particolare suor Jane ma anche le altre, che con i loro sorrisi e le loro sollecitudini mi hanno fatto sentire protetto in un ambiente che mi dava preoccupazione e anche il clima di serena collaborazione con i membri del gruppo di lavoro con cui si condividevano anche gite e compere. Il rapporto quotidiano con la gente e in particolare con i bimbi mi ha fatto superare le piccole grandi angosce claustrofobiche che mi attanagliavano la notte nel chiuso delle inferriate alle finestre e delle zanzariere, del resto necessarie, che mi toglievano il respiro. Di giorno, tutto ciò spariva e contava solo riuscire a dare ai ragazzini che avevano fatto la visita medica una maglietta un palloncino due matite e vederli felici. In quegli occhi, sempre sorridenti, si intuiscono storie di abbandoni, di povertà, di soprusi e violenze che le suore con il loro lavoro e sorriso quotidiano riescono a lenire. La sera poi riunione per il report della giornata e, tutti addossati all’unico modem, a smessaggiare con parenti e amici da quella stanzetta che, di fatto, era il nostro collegamento con un altro mondo.

Ilaria
India 2017. La mia terza missione sanitaria e umanitaria. Il numero tre è Universalmente riconosciuto come il numero perfetto. Io posso sfatare questa credenza popolare e dire senza ombra di dubbio che, nonostante sia stata tutt’altro che perfetta, è stata decisamente indimenticabile. Ho lasciato l’Italia con la neve nel cuore ed è accaduto l’inimmaginabile…. Sebbene sia stata risucchiata da un vortice di improbabili ed inaspettati “imprevisti”, ho trovato una nuova e grande famiglia (dalle sisters che mi hanno protetta ed accudita, al gruppo, che ha condiviso con me il lavoro per l’obiettivo comune: i bambini dell’Andra Pradesh). Tutto questo mi ha dato la forza necessaria per affrontare la mia avventura personale… Alla fine questa è stata la lezione che ho imparato, il senso di tutto: la famiglia e l’Amore, due parole che insieme sono l’unica spinta propulsiva che fa girare il mondo.. Torno alla mia comoda e sicura vita con una speranza tutta nuova che custodirò gelosamente nel mio cuore (questo è stato uno dei miracolo che quest’anno l’India ha compiuto per me).

Spero di tornare ancora….nel frattempo, Grazie di cuore HHPP e a presto.

 

Luigi

Come ho saputo di questa missione mi sono sentito attratto e inspiegabilmente coinvolto. Ho riflettuto molto, ho considerato un po’ di cose e ho deciso di parteciparvi. Per tanti motivi,  anche  validi , tutti i miei familiari erano fermamente contrari. Io no e con l’apprensione e l’inesperienza di un principiante mi sono trovato a Thullur. Volevo essere tanto utile e dare un significato forte e vero a questa mia prima missione. Ho incontrato Sister Jain e ho avuto modo di stupirmi e ammirarla per il suo agire. Ho incontrato tante persone e tanti bambini stupendi che mi hanno riempito il cuore di gioia. La sera mi aiutava a riflettere sul vivere del mondo occidentale e ne uscivo pieno di dubbi e incomprensioni. Ma la gioia regnava negli occhi dei bambini che con un pallone, o una biro o una maglietta colorata erano felici e con un sorriso grande davano significato al nostro essere là. Poi abbiamo incontrato tanti altri bimbi sfortunati e inconsapevoli del mondo che stava loro attorno. Li abbiamo fatti giocare tanto, sembravano davvero felici e pieni di gioia .Ci hanno chiesto insistentemente di tornare ancora. Ed io non sapevo cosa rispondere. Ora è tutto terminato,  siamo rientrati da qualche giorno,  ma tanto di me è rimasto là,  così ho deciso, o perlomeno mi piacerebbe molto, di ritornare da loro con tanti giochi e tanto amore. Se uno appena appena può,vada  in India con H.H.P.P.

 

Max

Ogni volta che ritorno da una missione in India sento un gran vuoto. Una parte di me rimane là ed è quella parte che mi fa ritornare ogni anno e mi mette nostalgia quando sono a casa. Dopo il rientro in Italia oltre allo sforzo di riadattarmi alla mia vita consueta nella mia mente è un continuo susseguirsi di momenti e immagini delle persone incontrate e delle situazioni vissute. Penso a Neelavaty, ragazza con una vita sfortunata e difficile, al suo bambino di pochi mesi che è la speranza della loro famiglia. Poi Vinay e Vijai i gemelli adottati a distanza da me e Roberto, al loro sorriso e contentezza nell’accoglierci, al nel trovarli ogni anno sempre più grandi, e alla loro serenità che mi riempie di orgoglio. Mi tornano in mente i sorrisi e la contentezza dei bambini quando ricevono un palloncino, un gioco, un vestito o delle caramelle portati dall’Italia. E poi l’ultima sera prima di lasciare l’Andhra Pradesh un bimbo del vicino villaggio che è venuto a festeggiare la nostra partenza e che mi regala lui una caramella come ringraziamento e arrivederci! La mia mente è affollata dai volti di tutte le bambine e i bambini del Kerala un susseguirsi di sorrisi, affetto, baci, grida di gioia e di gioco il tutto mescolato nel verde lussureggiante e magico delle foreste di questa regione e nello scrosciare delle copiose piogge. Infine ringrazio come ogni volta tutte le suore per la loro continua devozione e sacrificio, suor Jain, suor Elisabetta, Giorgio, HHPP e tutti i miei compagni di missione volontari e medici che con il loro impegno e professionalità ne hanno permesso la sua riuscita.

 

Roberto

Mi ritrovo ancora una volta a dover scrivere qualcosa su questa missione indiana conclusasi una settimana fa, Mi accorgo che è difficile, dopo tanti anni dire qualcosa che non abbia già’ detto. Soprattutto è difficile fare una riflessione su un’esperienza che da tempo non è più’ episodio isolato ma qualcosa che fa parte di me. Nonostante siano diversi anni che vengo con HHPP (8 missioni ufficiali per la precisione, a cui si aggiungono altre 6 missioni personali in Kerala) ogni volta c’è sempre qualcosa che mi sorprende. Il sorriso di un bimbo, gli occhi pieni di gratitudine di un anziano, la dedizione delle suore, la passione e l’entusiasmo di compagni di missione (vecchi e nuovi). E questo ripaga della fatica e del sacrificio. Certo, la gioia di poter essere d’aiuto si mischia sempre alla frustrazione di non potere fare di più  e meglio. Ma prevale alla fine la consapevolezza che quel poco è comunque sempre meglio di niente. E che per qualcuno il nostro supporto ha fatto veramente la differenza. Un passo di un libro che ho molto amato,” Il dio delle piccole cose” , dell’indiana Arundhati Roy dice “È talmente facile mandare in frantumi una storia, spezzare una catena di pensiero, sciupare il frammento di un sogno portato in giro con precauzione, come un pezzo di porcellana” Ecco, io ho la speranza di aver contribuito (e di continuare a contribuire) a tenere insieme una storia , a supportare un flusso di pensieri e progetti, e a  permettere al sogno di qualcuno di spiccare il volo. Perchè la storia di queste persone mi riguarda, i loro pensieri sono anche i miei, così come i loro sogni.

Tiziana

Sono partita per l’India come un pacco postale nella completa inconsapevolezza di quello che mi poteva aspettare. Preferivo che gli eventi ,le impressioni e i sentimenti si facessero spazio senza preconcetti. E così è stato. L’accoglienza a Thullur è stata bellissima e le suore ci hanno sostenuto in tutto: sia nell’impatto con un ambiente nuovo, sia nel lavoro del dispensario con la loro organizzazione. Tutto ha lasciato un solco profondo: dal traffico delirante della città, all’impatto con i villaggi di capanne col tetto di foglie di banana, strade polverose, promiscuità continua fra animali e persone, anziani sdraiati ai margini della strada, bambini sorridenti e con una voglia di giocare che, grazie al cielo è uguale dappertutto. Il nostro lavoro in fin dei conti è marginale rispetto al quotidiano di chi rimane sul campo e tante manifestazioni di festa da parte di tutti mi lasciano confusa, ma mi rendo conto che la loro ricchezza più grande è questa capacità di accogliere con gioia. Grazie, grazie a tutti: i volti incontrati, gli sguardi incrociati, le mani strette, ma solo una continuità nascosta ma perseverante può dar senso a una esperienza che altrimenti potrebbe essere solo “una parentesi interessante”.

 

Dr George

Ed anche questa missione è terminata nel migliore dei modi: siamo riusciti a portare a conclusione tutti gli obbiettivi prefissati alla partenza, la compattezza del gruppo non è mai entrata in discussione, ognuno si è prodigato come meglio sapeva fare per portare aiuto a queste popolazioni e … devo confessare, che ancora una volta sono molto soddisfatto di quello che tutti insieme siamo riusciti a realizzare. La sensibilità di ognuno, ovviamente segnata dalle caratteristiche psicologiche proprie, ben si è sposata con la causa comune ed il gruppo è stato come sempre meraviglioso. Grazie a tutti voi miei cari compagni di viaggio e di avventura per avermi permesso ancora una volta, con il vostro indispensabile aiuto, di vivere quella gioia immensa che deriva dalla possibilità di donare qualcosa a chi non ha niente. Anche un solo sorriso, ricambiato dagli occhioni neri di un bambino o di un anziano mal ridotto, sono ancora un immenso regalo che solo chi ha provato queste esperienze può sentire nel proprio animo. Grazie a tutti coloro che hanno collaborato dall’Italia nella preparazione e nell’organizzazione di tutto quello che occorreva alla Missione; grazie al Centro Missionario Farmaceutico di Firenze del Sig Massimo Ghiribelli, che ancora una volta ci ha supportati con una notevole quantità di medicinali che ci sono stati utilissimi; grazie alla mia amata Beatrice che come sempre e sempre di più sopporta questa mia smania umanitaria e, non solo non me fa una colpa , ma mi supporta con tutto il suo amore. Grazie a tutte le Suore con l’aiuto delle quali ci siamo sentiti ancora una volta a casa nostra e non stranieri in terra lontana, grazie alla popolazione indiana che ha sommersi di amore e … petali di fiori. Con questa sono 47 le Missioni da quando è stata fondata H.H.P.P. ma sicuramente le nostre sfide e la nostra voglia di umanità e fratellanza non finiscono qui. Molte altre avventure ci attendono , altri scenari di paesi ai quali possiamo portare il nostro aiuto si apriranno all’orizzonte nel prossimo futuro e spero con tutto il cuore che ancora tanti amici vogliano condividere con me quel progetto iniziato da 25 anni e portare avanti nel mondo il ” SOGNO UMANITARIO DALLA VALDINIEVOLE NEL MONDO “.

 

 

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