22° Missione Indiana – Ottobre 2016

OBIETTIVI DELLA MISSIONE

Visite mediche a tutti gli adulti e bambini che si presenteranno durante i giorni di permanenza dei volontari di H.H.P.P.

  • Vaccinazioni Antiepatite B a centinaia di bambini delle varie Scuole di Thullur e villaggi limitrofi
  • Aggiornamento delle schede delle adozioni a distanza sia in Andhra Pradesh che in Keraka e notizia aggiornate da riferire in Italia alle famiglie adottive
  • Controllo della gestione e pieno utilizzo dei 2 Punti Acqua potabile costruiti a Thullur nel 2011 e nel 2013
  • Prendere visione dell’attività e dell’utilizzo del complesso sanitario del Mary Matha Dispensary con l’Ambulatorio Oculistico e Dentistico
  • Consegna di tutti i farmaci, vestiti e giocattoli portati dall’Italia per i bambini e le loro famiglie

COMPONENTI DELLA MISSIONE

  1. BRANCE’ Matilde                       Infermiera
  2. BEGLOMINI Marta                   Infermiera
  3. CAPPELLETTI Roberto            Medico Cardiologo
  4. LOI Francesca                             Medico
  5. MARTINI Giorgio                      Medico
  6. NICOLETTI GASPARRINI Ilaria      Medico
  7. SPAGNI Giuditta                          Medico Chirurgo
  8. ZAMPIERI Massimiliano            Volontario
  9. ZAMPIERI Matteo                        Volontario
  10. ZAREMBA Mirela                          Volontario

DESCRIZIONE MISSIONE

Dal 16 al 23 Ottobre Thullur Stato di Andhdra Pradesh

17 – Aggiornamenti adozione distanza  e visite Mary Matha.
18 – Medical Camp a Vykundapuram + vaccinazioni
19 – Medical Camp a Nelapadu village
20 – Medical Camp a  Rayapudi village
21 – Medical Camp a  Dondapadu Village
22 – Medical Camp a  Mary Matha Dispensary Thullur 
23 – Domenica.
24 – Partenza per Kerala

Dal 24 al 28 Ottobre Kanjirappally Stato del Kerala

 

GALLERIA FOTOGRAFICA MISSIONE

 

DIARIO GIORNALIERO

Inizia oggi la nuova avventura Umanitaria di H.H.P.P. Onlus, la 44° dalla sua fondazione nel 2003, la 22° in India. Alla partenza da Montecatini alle ore sette del mattino sono presenti l’immancabile Dr George, la nostra Chirurga preferita Giuditta,  Marta e Matilde le due Infermiere di Pistoia nuove accolite dell’Associazione. In effetti alla partenza è presente anche la felicissima volontaria Mirela che da circa un mese e fino ad ieri pomeriggio è stata in forse per il visto per l’India (solo stamani direttamente in aeroporto un addetto dell’agenzia visti passaporto di Roma consegnerà materialmente l’essenziale documento alla volontaria che già abbiamo conosciuto in Madagascar a Nosy Be). Fortunatamente un bel sole splendente ha accolto i volontari in partenza e dopo i consueti affettuosi saluti ai nostri cari rimasti in Italia siamo partiti direzione Roma. Il Dr George driver, Giuditta navigatore e le 3 passeggere a raccontarsi le proprie esperienze più o meno umanitarie; viaggio tranquillo con arrivo in tempo stabilito a Roma Fiumicino. Qui già ci attendeva una nuova volontaria, la Dottoressa Francesca arrivata dalla Sardegna, con la quale tutti hanno facilmente subito familiarizzato. Con un certo ritardo sull’orario programmato per l’incontro causato da un guasto sulla linea elettrica del treno che la portava da Salerno, è arrivata, dopo un rocambolesco viaggio in auto ad una velocità pazzesca tale da percorrere in sole 2 ore e mezzo la distanza Salerno – Roma Fiumicino , la Dottoressa Ilaria compagna umanitaria nella 1° missione in Madagascar. Riunito il gruppo toscano-sardo-campano abbiamo effettuato un tranquillissimo check-in dove tutte le nostre super valigie hanno passato il controllo doganale senza colpo ferire, e via per l’imbarco; dopo circa 2 ore incomprensibili di attesa in aereo a terra, siamo partiti, arrivando a Dubai dopo un volo tranquillissimo.

È già domenica 16 quando a Dubai incontriamo a notte fonda i nostri amici lombardi (il Cardiologo preferito di H.H.P.P. Dr Roberto, il volontario Max e suo fratello Matteo neoaffiliato all’Associazione) . All’ora stabilita partenza con destinazione Hyderabad International Airport; nottata aerea durante la quale ognuno ha potuto fare quello che voleva (magnanimità del Boss Dr George) e come sempre il volo si è concluso con un morbido atterraggio sulla pista della capitale del nuovo Stato indiano di Telangana. Nessuna particolare difficoltà doganale, nessun controllo indiano ossessivo per le nostre valigie ed appena abbiamo assaporato la fresca aria del mattino della terra indiana, abbiamo trovato ad attenderci, puntuale come sempre, Sr Jain che ha calorosamente salutato i vecchi ed i nuovi volontari. Mentre la jeep stracarica di tutte le nostre valigie prendeva la strada verso Thullur, noi siamo rimasti ad attendere in aeroporto la partenza del volo interno per Vijayawada. Sei ore interminabili che sono servite al gruppo dei volontari per rinsaldare vecchie conoscenze ed amicizie ed intavolarne delle nuove. Come Dio ha voluto è arrivato il momento della partenza verso la mèta quasi finale del nostro lungo viaggio; quasi finale perché dalla città di Vijayawada dovremo ancora percorrere più di un’ora di viaggio amorevolmente ospitati sullo scuolabus della Mary Matha School per arrivare al termine del nostro viaggio fra Europa e questa regione agricola del Sud Continente Indiano. Questo viaggio è stato per tutti ma soprattutto per i neofiti, la prima vera full immersion nella realtà della vita indiana; abbiamo attraversato città supercaotiche ,con uno smog da tagliarsi col coltello, ma anche e soprattutto con una povertà che è balzata immediatamente alla vista e nei cuori di tutti noi. Al Mary Matha Dispensary ci attendeva il “comitato di accoglienza” delle Suore, rinforzate da Koteswaramma, ed ognuno di noi ha ricevuto un bouquet di fiori segno di affetto e buon lavoro per i giorni a venire. Cena all’insegna della vitalità e dell’energia che ha rinvigorito le forze un po’ smunte per la fatica del viaggio. Adesso (anche se qualcuno potrebbe essere pronto ad affrontare la vita notturna della nuova tentacolare capitale dell’Andhra Pradesh) andiamo a letto sperando in un sonno ristoratore. Anche quest’anno Max ha portato un dolce pensiero per tutte le Suore: se l’anno scorso ci allietava una Paradisiaca torta, oggi siamo in tema risorgimentale per cui “ Avanti SAVOIARDI”!!!  
Oggi inizia l’attività vera e propria della 22° missione di H.H.P.P. in India. Alle ore otto in punto tutti i 10 volontari si sono presentati alla colazione del mattino in perfetta forma dopo un sonno che sicuramente ha rifocillato le energie di ognuno . Dopo la indiana colazione (a base di chapathi, anacardi, bananine e l’immancabile Nutella) abbiamo iniziato l’attività al Dispensario Mary Matha con le visite di controllo e l’aggiornamento dei dati dei bambini adottati a distanza con il Progetto Jeevan . Abbiamo rivisto il nostro Praveen (il piccolo affetto dalla grave anemia falciform ) che tutti voi conoscete da tre anni, e che fortunatamente gode buona salute grazie essenzialmente alle cure fornite da H.H.P.P. tramite le vostre donazioni. Tutti i bambini che abbiamo controllato stanno fortunatamente molto bene ed in questi giorni avremo il piacere di inaugurare una casa di un bimbo adottato a distanza costruita grazie quasi esclusivamente al contributo costante e certo dell’adozione stessa . Terminate le adozioni è iniziato il caos dal momento che sono cominciati ad arrivare i piccoli da sottoporre alla prima vaccinazione anti-epatite b; i pianti, le urla, i tentativi disperati di fuga da chi ti placcava meglio di un giocatore di rugby, sono risuonati in continuazione all’interno delle mura del dispensario, ma niente ha dissuaso i volontari “umanitari” dallo svolgere il proprio dovere. Dopo pranzo le Suore  hanno portato i volontari a visitare il tempo hindu Kanaka Durga nella città di Vijayawada; per meglio dire volevano farcelo visitare  perché la folla immensa legata alla festività religiosa locale, ha impedito materialmente la possibilità della visita. Abbiamo ripiegato sul centro città dove i volontari hanno potuto ammirare la caotica realtà di una relativamente piccola città indiana e dove alcuni di noi si sono cimentati nella sacralità di un incontro ravvicinato con una mucca dedicata alla religiosità locale. Il rito in effetti non è stato completo perché l’incontro si è limitato ad una piccola carezza al docile animale, ma è mancata l’aspersione con l’urina (sempre sacra) della stessa mucca. La visita al Tempio Kanaka Durga potrà ovviare , per chi ne sentirà l’esigenza, a questa grave mancanza !!! Ma secondo è vero quello che dice Google che: “le hamburger della mucca sacra sono più saporite” …. ?

 

Stamani, dopo un saluto “veloce” ai più piccoli studenti della scuola Mary Matha, mentre ripassavano la lezione sui numeri, siamo partiti con il nostro immancabile scuolabus giallo alla volta del villaggio Vykundapusam, primo Medical Camp della missione. Al nostro arrivo una gioiosa e colorata accoglienza con ghirlande di fiori, cascate di petali e balli locali ha emozionato i nostri volontari. Ma bando alle ciance il nostro capitano Dottor George, con il mister Sister Jain, ha presentato la seguente formazione: in porta, o meglio alle porte, per contenere invasioni di campo, Le Sisters con l’aiuto di Massimiliano, misuratore di temperature e libero (di fare foto); alle visite sulle fasce dottoressa Ilaria e Dottoressa Francesca; ai vaccini a centrocampo dottoressa Giuditta, dottor Roberto e ovviamente il capitano; In difesa, alla farmacia, le nostre infermiere Matilde e Marta; ultimi ma non ultimi le nostre punte, ai regali Matteo e Mirela. La partita, dopo i tempi regolari, supplementari, rigori e golden goal (per un totale di circa 4h) sudatissimi, è stata vinta da Hhpp con 325 vaccinazioni e 125 visite a 0 (il numero degli insoddisfatti). Ricordiamo i momenti più salienti, come nei migliori dopo partita: la piccola paziente con una grave forma di labiopalatoschisi (labbro leporino), fortunatamente già in lista per intervento ricostruttivo; il paziente con un enorme neurofibroma della regione lombare; il piccolo con 4 molluschi contagiosi del volto, prontamente trattato sul campo da suor Jain; una ragazzina di 13 anni, affetta da diabete di tipo I, che necessita di terapia insulinica costante, ma che non possiede un frigorifero dove conservare il farmaco: Hhpp provvederà, dunque all’acquisto dell’elettrodomestico ad uso sanitario. Per ultimo un uomo di circa 40 anni, reduce da un grave incidente di 3 anni or sono, dove ha subito l’amputazione traumatica del I dito del piede sinistro, mai medicato o curato. Il signore presentava un residuo di ulcera, con il rischio di una osteomielite sottostante. Il nostro chirurgo preferito (perché unico) dottoressa Giuditta, ben volentieri si è armata di pinza, garze, bisturi e betadine ed ha sottoposto il malcapitato, tra molta sofferenza, alla toilette chirurgica della ferita, invitandolo a tornare nei prossimi giorni al dispensario per altre medicazioni.

Al termine delle visite abbiamo incontrato i gemellini Vijay e Vinay, adottati a distanza ormai da diversi anni da Max e Roberto, che ci hanno invitato a visitare la loro nuova casa: ricordiamo che questa bella dimora è stata realizzata in piccola parte dall’aiuto dell’adozione a distanza e in massima parte dal contributo economico dei due benefattori lombardi. Sulla via del ritorno verso Thullur abbiamo visitato il tempio indù di Amaravati e subito dopo, come ogni anno, siamo andati a verificare lo stato dei lavori di costruzione dell’enorme Buddha nel tempio a lui dedicato, trovandolo quasi completato…manca solo la doratura! Se il Buddha ha detto che “il tuo compito è scoprire qual è il tuo compito e dedicartici con tutto il tuo cuore”…i volontari Hhpp ci sono molto vicini, metafore calcistiche a parte.

La mattina in Andra Pradesh fa caldo anche alle 6.30, sappiatelo! Ne sanno qualcosa il nostro chirurgo Giuditta e la nostra dottoressa Francesca che stamani, insieme alle Sisters dirette da Suor Jain, si sono dedicate ad un intervento programmato di ernia inguinale non riducibile in un “non proprio magrissimo” uomo di circa 40 anni, in anestesia locale, il quale aspettava da 3 anni il momento per farsi operare. L’intervento, anche se durato molto più del previsto, data la dimensione dell’ernia e la stazza del pingue paziente, si è concluso nel migliore dei modi tra i ringraziamenti del signore e dei tanti parenti al seguito. Nel frattempo, dopo la solita colazione leggera e senza grassi, il resto della truppa è partito alla volta del villaggio di Nelapadu. Quest’ultimo è entrato nel progetto della nuova capitale dello stato di Andra Pradesh e per tale ragione saranno espropriati tutti i terreni e le case. Il villaggio è quindi destinato a scomparire e le circa 130 famiglie, con solo un sussidio di circa 30 euro al mese come risarcimento, dovranno cercarsi una nuova sistemazione. Arrivati alla chiesetta locale siamo stati accolti dalla comunità con rulli di tamburi e la consueta cascata di petali; subito dopo, nel minuscolo spazio interno abbiamo allestito il medical camp, tra non pochi problemi, soprattutto a causa di assalti degli astanti da ogni porta. Tra uno sbalzo di corrente e l’altro, alla fine i nostri volontari hanno visitato, distribuito farmaci, giocattoli e vestiti a 131 persone. Tra i vari pazienti visitati, un’anziana signora con un voluminoso rigonfiamento alla base del collo, sospetta per un gozzo tiroideo; una ragazza con una grave anemia la quale si dovrà presentare al dispensario per fare un emocromo di controllo; ed infine una ragazza al termine della gravidanza, che tutti aspettavamo con ansia per poter assistere al parto, che ancora non si è presentata. Al termine delle visite, abbiamo radunato i bambini e ragazzi del villaggio per distribuire una parte di un regalo inatteso e assolutamente gradito: quaderni e penne offerti generosamente dal collega della dottoressa Giuditta, Alessandro Vitali. Nel pomeriggio, per cercare un po’ di refrigerio e di silenzio,ci siamo recati al fiume sacro Krishna per una piacevole navigazione con la tipica imbarcazione locale, che ci ha traghettato sul lato opposto dove i pellegrini effettuavano le tradizionali abluzioni, nelle sue acque tutt’altro che limpide. Citando Eraclito da Efeso: “Non ci si può bagnare due volte nelle acque dello stesso fiume”…i nostri volontari aggiungono “in quelle acque, meglio neanche una !”.

 

Stamattina stavamo per partire alla volta del villaggio di Rayapudi, quando un anziano signore, dall’aspetto molto sofferente, ha richiesto l’intervento del nostro cardiologo dottor Roberto, il quale prontamente ha trasformato una stanza del dispensario Mary Matha per effettuare un controllo cardiologico più approfondito eseguendo un Elettrocardiogramma e un’ecocardiografia, che ha evidenziato la presenza di una stenosi (restringimento) valvolare aortica. Intanto nella stanza accanto la dottoressa Giuditta medicava l’uomo dell’amputazione traumatica del dito del piede e salutava il paziente operato di ernia inguinale, che dopo una notte in osservazione è stato dimesso ed è tornato a casa tutto contento. Dato che la voce si è sparsa, un nuovo paziente si è presentato al dispensario per essere visitato dal chirurgo per un problema di ernia inguinale sinistra che gli impedisce di lavorare. Visti i pochi giorni a disposizione abbiamo deciso di programmarlo per domani pomeriggio, impegnandoci a cercare una protesi, necessaria per l’intervento. Finalmente siamo partiti alla volta del villaggio, dove siamo stati accolti, nonostante il nostro ritardo, con i consueti calore e gioia. Le visite si sono susseguite per tutta la mattina fino all’ora di pranzo inoltrata e tra i 230 pazienti visitati vi sono stati anche numerosi casi di “febbre da giochino”, da parte dei vivacissimi bimbi del villaggio.  Tra i casi più importanti invece, la nostra dottoressa Francesca ha visitato un piccolo di 7 anni che presentava un quadro severo di bronchite acuta ed ha potuto prescrivere la giusta terapia. Il dottor Roberto ha valutato una ragazza di 22 anni che aveva avuto episodi di perdita di coscienza ripetuti. Il nostro cardiologo, dopo un’accurata visita, ha consigliato alla paziente di tornare l’indomani per un controllo più approfondito, sperando che non sottovaluti i suoi sintomi, come spesso purtroppo accade da queste parti.

La dottoressa Giuditta ha medicato una piccola di 9 anni che presentava una brutta infezione con ascesso al lobo dell’orecchio destro, causata dall’abitudine di praticare i fori degli orecchini delle bambine con piccoli stecchini di legno, tutt’altro che igienici.  Nel frattempo mentre i nostri medici visitavano e le nostre infermiere distribuivano i numerosi farmaci ad altrettanti pazienti, i nostri volontari Max, Matteo e Mirela cercavano, con scarso successo, di contenere l’assalto esuberante dei piccoli “guerrieri” che cercavano di espugnare il fortino di vestiti e giocattoli…abbiamo perso, sappiatelo! Al termine della lunga mattinata abbiamo provveduto alla distribuzione di una seconda parte dei 600 quaderni acquistati per poi terminarne la consegna, subito dopo pranzo, ai piccoli alunni della scuola di Vykundapuram, simpaticissimi e dolcissimi.

Nel pomeriggio i nostri volontari si sono recati alla città di Vijayawada per cercare la protesi necessaria per l’intervento di plastica inguinale di domani. Grazie alle conoscenze di suor Jain, queste sono comparse, del materiale e della tipologia esatta, nel caotico traffico della città…senza gara d’appalto. Trovandoci nei pressi del grande tempio Induista di Kanaka Durga, abbiamo deciso di visitarlo e compreso nel prezzo era previsto un viaggio in pullman in perfetto stile indiano… un’esperienza da provare. L’intenso profumo di incenso, gli ipnotici mantra dei sacerdoti induisti e la calda luce dell’imbrunire hanno avvolto i nostri volontari in un’atmosfera magica e sospesa.

 

L’attività sanitaria al Mary Matha Dispensary sarebbe dovuta iniziare alle 7 del mattino; sarebbe perché il giovane paziente al quale la Drssa Giuditta aveva programmato l’asportazione di un lipoma del braccio sinistro, si è presentato con un’ora di ritardo . Il nostro chirurgo preferito non si è particolarmente scomposta vista la natura umanitaria della missione , ma non è stato altrettanto per Sr Jain: tutti gli improperi che possono uscire dalla bocca di una Suora come Lei, sono arrivati direttamente al giovane paziente il quale, con gli orecchi bassi come i nostri bianchi conigli di Thullur, ha accettato il giusto rimprovero. Operazione rapida e perfettamente riuscita , dopo di che colazione , preparazione di tutto il necessario per il camp al villaggio e partenza in direzione Dandapadu. All’arrivo accoglienza con ghirlande di fiori, palloncini colorati e sorrisi smaglianti di molti volti conosciuti. Organizzate non senza difficoltà le postazioni per i volontari all’interno della Chiesa, è iniziata l’attività vera e propria con il controllo sanitario alla prima paziente della giornata; era una anziana di 80 anni , visitata dal Dr Roberto , la quale per essere subito controllata , era già da un po’ di tempo che aspettava pazientemente all’interno. La mattinata è trascorsa serenamente e tra i casi più importanti da segnalare registriamo una voluminosa ernia inguino scrotale (programmato intervento per domani), due ulcere cutanee sottoposte a medicazione avanzata chirurgica sul posto, due ragazzi con tumefazioni del collo sospette tiroidee (invitati al Mary Matha per un controllo ecografico), un giovane dell’età di 40 anni emiplegico da molti anni, un voluminoso cheloide cicatriziale (cicatrice molto sporgente) occupante quasi interamente la parete anteriore del torace. Il malcapitato paziente ha negato decisamente di essersi ustionato con fuoco o acidi, né di aver subito qualsiasi tipo di incidente , ma di essersi procurato la lesione di cui sopra grattandosi in modo profondo e continuo per il prurito. Forse che in India per questo fastidioso disturbo adoperano della spazzole di ferro o strumenti similari? Incontri con bambini bellissimi , anziani di età sconosciuta, giovani esagitati ed insistenti per una penna o un palloncino. Il Sacerdote locale insieme al Capo Villaggio ha voluto offrici il pranzo, non certo all’Enoteca Pinchiorri di Firenze, molto più semplice ma tanto più saporito perché condito (oltre che con curry da bruciare la lingua) con tanto amore e gratitudine. Al ritorno al Dispensario controllo cardiologico da parte del Dr Roberto ed impegni chirurgici per ben sette volte da parte di Giuditta : una ernia inguinale ed un voluminoso lipoma del cuoio capelluto , un fibroma pendulo della parete anteriore toracica, ciste avambraccio sinistro, nevo cutaneo sopraciliare destro ed una cisti sebacea del dorso . L’attività chirurgica è stata coadiuvata dalle Sisters e dalle nostre volontarie Francesca, Matilde e Marta.  Dicono che “non ci debba fidare dei chirurghi perché sono esperti a maneggiare i coltelli, si mettono maschere per non farsi riconoscere ed usano guanti per non lasciare impronte“ ma i volontari di H.H.P.P. possono testimoniare l’esatto contrario la la nostra Chirurga preferita Dottoressa Giuditta. 

C’è un nuovo Sceriffo a Thullur!!! Il giustiziere di lipomi!!! Potrebbero sembrare solo scherzose queste affermazioni ma la realtà supera la fantasia perché appena si è diffusa la notizia che al Mary Matha Dispensary una Chirurga di Firenze effettua asportazione di tumori benigni del tessuto adiposo (lipomi), stamani è stato un susseguirsi costante di pazienti che necessitavano di operazioni chirurgiche ambulatoriali. Un lipoma intramuscolare del dorso grosso come un’arancia, un incisione di un ascesso anale di un Sacerdote, un lipoma del braccio, una cisti sebacea suppurata del piede, un lipoma del braccio (primo intervento chirurgico effettuato dalla Dottoressa Francesca) ed una cisti sebacea del sopracciglio. L’attività medica ambulatoriale ha occupato l’intera mattinata, compreso i controlli post operatori della Dottoressa Giuditta, con un interruzione di un’oretta dedicata all’inaugurazione della casa di  Kishore bambino adottato a distanza da H.H.P.P. Taglio del nastro inaugurale da parte di alcuni componenti, non solo all’ingresso dell’abitazione ma anche in tutte le stanze dell’interno. Piccolo buffet offerto generosamente dai genitori del bambino a base di frutta e gazzosa, e subito via di ritorno verso il Dispensario. Qui ci aspettava una moltitudine rumorosa di bambini ed adulti desiderosi della visita medica  ma anche, e forse soprattutto , di un regalo. Al termine della mattinata ben 190 i controlli sanitari effettuati con distribuzione di medicinali , vestiti e regali vari. Oggi è terminata l’attività ambulatoriale per questa 22° missione sanitaria di H.H.P.P. se escludiamo l’impegno chirurgico della Dottoressa Giuditta lunedì mattina per l’asportazione di alcune cisti cutanee. Sono terminate anche le scorte portate dall’Italia del materiale extrasanitario e pensate che siamo partiti con ben 20 valigie stracolme di ogni bene sanitario ed umanitario.  Abbiamo terminato tutto fuorchè l’allegria ed… i lipomi !!!

Oggi è domenica anche qui in india a Thullur e nel giorno del Signore per chi professa la religione cattolica, si va a Messa. La tradizione vuole che in tutto il mondo per andare alla funzione religiosa le persone indossino il vestito migliore, appunto quello della domenica. Qui in India qual è il vestito buono ? Un coloratissimo sari per le donne ed una sottana (lungky) con una casacca (juba) per gli uomini. Vestizione alle 7 per le donne e alle 8 per gli uomini con il fantastico risultato che potete apprezzare nelle foto. Alle 9.30 partenza per la Chiesa Parrocchiale di Thullur dove alle 10  è iniziata la cerimonia religiosa. Sari sgargianti per le donne nella parte sinistra della navata e gli uomini tutti sulla destra. Canti e partecipazione di tutti ai vari momenti della celebrazione ed al termine , come di consueto, ringraziamento superemozionante del Sacerdote celebrante , di una giovane della locale Azione Cattolica e di alcuni astanti. Il momento di commozione ha toccato il cuore di tutti, vecchi e nuovi volontari; al termine partecipazione alla benedizione di inaugurazione di una statua della Madonna con Bambino nella piazza antistante la Chiesa ed a seguire foto e sorriso per tutti e con tutti. Seconda parte della giornata dedicata a visitare la casa di Leelavaty , in stato di gravidanza da 3 mesi, quella di Meera Bee (inserviente al Dispensario da tanti anni) con il marito che ha subito circa 1 mese fa una grave emorragia cerebrale con paralisi residua e quella del guardiano del Punto Acqua Potabile che con i € 50 mensili di stipendio da parte H.H.P.P. ha potuto costruire una piccola ma dignitosa abitazione. Stasera cena comunitaria al Convento della Scuola con le Comunità delle Suore dello stesso Convento e quelle del Dispensario. Spettacolo musicale di canti e balli al termine della cena con ringraziamenti strappalacrime da parte di Sr Jain per tutti. Domattina presto partenza per la Dottoressa Ilaria (che inizierà un breve tour turistico nel nord-india) e nel primo pomeriggio per tutti gli altri direzione Kerala. Come ha detto Gabriele Garcia Marquez  “Non piangere perché qualcosa finisce, ma sorridi perché è accaduta”.

Stamani alle 6.45 è partita Ilaria con il supporto di Sr Jain e delle infermiere del Dispensario. Alle ore 8 come di consueto i restanti volontari si sono ritrovati per la colazione. Dopo l’immancabile appuntamento mattutino, mentre la Drssa Giuditta dalle ore 7 effettuava i controlli ai pazienti operati nei giorni precedenti, ed interveniva per una ciste sebacea del cuoio capelluto ed un fibroma del volto, i non chirurghi erano impegnati nella preparazione delle valigie , nell’incontro con i bambini dell’asilo al rientro per l’inizio della settimana scolastica, ed il Dr George aveva la possibilità di rendersi conto del pieno utilizzo del punto acqua potabile per gli abitanti di Thullur. Al ritorno dall’aver accompagnato la Drssa Ilaria a Vijayawada, anche Sr Jain ha avuto la possibilità di sperimentare la sapienza chirurgica di Giuditta a causa di una fastidiosa verruca dell’articolazione del secondo dito della mano destra molto invalidante per la sua attività. Operazione veloce e relativamente indolore, terminata con grande soddisfazione sia dell’operatrice che dell’operata. Alle ore 12.30 ultimo pranzo comunitario a Thullur, con i doverosi ringraziamenti da parte del Dr George per il supporto in questi giorni di missione da parte di tutte le Suore e dei fantastici volontari di H.H.P.P. Ore 14, saluti come al solito commoventi e da vero distacco emozionale sia nostro che delle Suore, e partenza verso Vijayawada per imbarcarci direzione Chocin; qui sorpresa inaspettata al chekin della Compagnia aerea SpiceJet dal momento che l’addetto locale ci ha chiesto il numero della carta di credito con la quale erano stati comprati i biglietti. Discussione più o meno garbata tra noi e l’operatore indiano al quale niente importava se continuavamo a sottolineare che i biglietti erano stati fatti e pagati dalla nostra Agenzia di Viaggi a Montecatini e non da noi stessi e che solo successivamente l’associazione aveva effettuato un bonifico bancario alla stessa agenzia. Abbiamo dovuto telefonare alla Ranieri Viaggi di Montecatini ( e menomale che erano quasi le ore 12 e non oltre) e Valeria, gentile come e più di sempre, ci ha fornito a dati necessari senza i quali non ci avrebbero consegnato le carte di imbarco. Come SpiceJet ha voluto siamo riusciti ad entrare in possesso degli agognati documenti di viaggio e via prima verso Chennai e dopo Chocin. 
 

Non sappiamo se è stato il lunedì a finire tardi o il martedì a cominciare presto, fatto sta che i nostri volontari, dopo l’atterraggio con più di un’ora di ritardo all’aeroporto di Kochi sono partiti alla volta di Kanjirapally, a bordo di un pulmino tanto psichedelico quanto stracolmo di valigie e persone, arrivando alla tarda ora delle 2.30 del mattino. Dopo una cena a sacco sul pullman, organizzata dalla “sister tour operator” a base di brodo in tazza, pollo fritto, porota, dolcissimo ananas e caffè siamo crollati nei nostri letti senza il suono dei clacson ma solo con i rumori notturni della foresta indiana. La sveglia era programmata come libera… ovviamente i piccoli ospiti dell’Assisi Baby Sadan ci hanno rumorosamente svegliato alle 6.30 (ora alla quale si alzano abitualmente per la preghiera) ma solo il più coraggioso tra noi, Roberto, ha avuto la forza di scendere a salutarli, mentre tutti gli altri, pigramente, si sono girati nel letto e riaddormentati, tradendo, se pur giustificati, la loro missione umanitaria. In tarda mattinata, dopo la colazione, i volontari si sono recati a visitare la vicina scuola materna ed elementare, dove sono stati “assaliti” letteralmente da un’orda di piccoli pargoli gridanti “Anti, Anti, Anti” (che significa zia). Tra un selfie e un girotondo siamo arrivati all’ora di pranzo, che abbiamo condiviso con suor Elisabetta, alla Portiuncola, la seconda casa dell’istituto che ospita tutte le 39 bambine e ragazze. Nel primo pomeriggio ci siamo diretti a Kottayam e lungo la strada abbiamo fatto una piacevole deviazione per incontrare Arun e Kiran, i due gemelli che abbiamo conosciuto nel 2004, a pochi mesi di vita, nati purtroppo con importanti handicap fisici e psichici, che hanno inaugurato il progetto Jeevan di adozioni a distanza. Oggi, che hanno 13 anni, hanno iniziato una nuova fase della loro esistenza, dal momento che sono stati adottati entrambi da una coppia indiana che li ha accolti come figli propri. Salutati i gemelli, i volontari sono giunti all’istituto Assisi Balika Bhavan, che ospita oltre 20 ragazze adolescenti, tutte adottate a distanza tramite la nostra associazione. Il loro incontro è stata l’occasione per sperimentare momenti di vera allegria, amicizia e bisogno d’affetto: palloncini colorati, canti e balli hanno completato la magia del momento. Sempre qui abbiamo incontrato George Joseph, il giovane che già conoscono gli assidui lettori dei diari delle nostre missioni, il quale, oltre a continuare a lavorare in banca, ha completato un master in economia, che gli permetterà di poter migliorare la propria posizione economica. Questi incontri ci insegnano che anche nelle situazioni più difficili, che sembrano a volte senza speranza, esiste sempre la possibilità di miglioramento e di riscatto che apre al futuro… il mondo non è poi sempre così cattivo come sembra.

Oggi di prima mattina, sotto un caldo umido soffocante foriero di pioggia , abbiamo effettuato il controllo per le adozioni a distanza dei bambini più piccoli, quelli che frequentano la Scuola Materna e la primaria. Vecchie conoscenze e nuovi arrivi; dal punto di vista sanitario fortunatamente godono tutti ottima salute, non manca loro certo l’affetto delle Suore dell’Orfanotrofio e la sicurezza di una aiuto costante e duraturo per le proprie necessità li rende sicuramente più sereni per il futuro. Terminata questa attività , la truppa dei volontari è stata invitata da Sr Elisabetta a fare una gita alle  vicine piantagioni del the , esperienza entusiasmante per i neofiti e sempre bella per i volontari anziani. Colline a perdita d’occhio ricoperte dai cespugli delle piante del the , clima di montagna molto più fresco, intrattenimento involontario di un gruppo di scimmiette selvatiche posizionate nei pressi di un punto turistico , saccheggio  libero di the in un negozietto locale , e via di ritorno verso Panaceppally. I circa 90 minuti di viaggio per l’Orfanotrofio, vista l’ora tarda e stimolati dalla necessità del guidatore di fare presto per andare a mungere le proprie mucche, sono stati un susseguirsi di sorpassi a dir poco azzardati lungo una strada di montagna tutte curve e con il fondo pieno di buche. Come Dio ha voluto alle 14,30 siamo arrivati alla Portiuncola dove ci attendeva il pasto amorevolmente preparato delle nostre Suore. Nel primo pomeriggio ci siamo recati nella vicina Kanjirappally per gli ultimi acquisti di spezie , incensi , vestiti tradizionali ed altri doni da portare ai nostri cari in Italia. In serata , sotto una pioggia torrenziale, cena dei volontari H.H.P.P. con tutta la comunità delle femmine della Portiuncola e dei maschetti dell’Assisi Baby Sadan. È stato veramente un momento molto emozionante per tutti noi e quando al termine della cena è stato messo in scena uno spettacoli di canti e balli, sicuramente qualche lacrimuccia ha inumidito il volto di qualche rude volontario. Ma la serata non è finita quì, perché il Dr George  con uno dei suoi slanci da Peter Pan, insieme a tutti gli altri ha liberato nell’aria tre lanterne di carta, che hanno  tenuto bambini e grandi con il naso all’insù esprimendo ognuno un proprio desideri, come da tradizione. Mentre la parte femminile del gruppo è impegnata in elaborati tatuaggi corporei al hennè e l’altra parte del cielo riflette sui giorni trascorsi e programma nuove avventure, la notte ci regala momenti alterni di pioggia violenta con il sottofondo dei consueti rumori della foresta . Nel silenzio delle proprie camere siamo certi che ogni volontario ha riflettuto sul comune desiderio espresso: che ognuno di questi bambini abbiamo la possibilità di realizzare tutti i propri sogni e che noi abbiamo ancora la possibilità di aiutare ad inseguirli.   

Oggi ultimo giorno della nostra permanenza all’Assisi Baby Sadan . Dopo la magnifica ed emozionante serata di ieri, stamani i nostri animi, complice forse anche un temporale torrenziale che ha svegliati alle prime ore del mattino, sono un po’  tristi. Abbiamo cercato di superare questo momento creando per i bimbi presenti, un “bolle di sapone party“ e dobbiamo dire di essere riusciti nell’intento. Nel resto della mattinata preparazione delle nostre valigie per il ritorno, successivo pranzo alle 12.30 e via sul nostro pulmino multicolor (lo stesso dell’andata) in direzione Cochin . Durante il tragitto ci siamo regalati un momento di svago andando a visitare un parco naturale dove sono ospitati una decina di elefanti, molti cervi e cerbiatti. Veramente una bella struttura , un po’ alla maniera indiana cioè non troppo curata nella pulizia e nella manutenzione, per cui sicuramente un’ esperienza da vivere soprattutto per chi è venuto in India per la prima volta. Terminato l’incontro ravvicinato con i pachidermi, via di gran carriera verso Cochin dove abbiamo raggiunto l’ Hotel Flora, il nostro albergo che ci ospiterà fino alle 01.30 di stanotte, ora in cui ci sveglieremo per intraprendere la lunga giornata di viaggio per il ritorno in Italia. Ora sono le ore 20.55 locali e ci rechiamo a letto. Buonanotte Italia dalla caldissima India!!!     

Ore 01.15 Airport Hotel Flora a Chocin: le sveglie dei volontari H.H.P.P. sono risuonate squillanti per annunciare che le poche ore di sonno ristoratore erano finite, che era il momento di alzarsi dal comodo letto dell’albergo e di prepararsi per il lungo viaggio di ritorno verso casa Italia . Controllo dei bagagli in camera di ognuno , sistemazione nel furgone ed in una auto dell’hotel e via verso lo scalo aeroportuale distante poche centinaia di metri. Passaggio indolore del check-in sia per i viaggiatori diretti a Milano che per quelli con destinazione Roma, inizio dei super controlli all’immigrazione ed ai bagagli e finalmente siamo arrivati nella zona imbarchi per i voli internazionali. Qui è successa una cosa che ha un po’, per non dire molto, sconvolto la nostra serenità per la gioia di tornare a casa: saranno state le ore 2 di notte ed ecco che il telefono del Dr George squilla: è Sr Elisabetta che è stata svegliata nel sonno dagli addetti dell’Hotel Flora che comunicano che abbiamo lasciato 2 valigie. Poco dopo anche il nostro angelo protettore Sr Jain telefona per annunciare lo stesso problema e chiedere se possiamo andare e prendere le valigie mancanti; ma noi siamo già all’interno, nella zona imbarchi, abbiamo passato già tutti i severi controlli doganali, la partenza e dopo pochi minuti per cui vi potete immaginare come monta l’ansia al Dr George ed a tutti i componenti della missione. Ricostruendo i nostri passi poi, ci chiariamo che non è stata una nostra dimenticanza, ma una inadempienza degli addetti dell’albergo che hanno dimenticato le due valigie nel portabagagli dell’auto che ci aveva accompagnati alla partenza e che pochi di noi avevano visto caricare. Con l’ansia nel cuore, anche perché non era chiaro quale valigie erano rimaste a terra, siamo partiti direzione Dubai, dove abbiamo salutato gli amici lombardi, e successivamente Roma Fiumicino dove siamo atterrati in perfetto orario circa alle ore 14.00 – Il Dr George si è recato a prendere il furgone a noleggio mentre gli altri si occupavano del ritiro degli 8 bagagli arrivati tutti, almeno questi, e via verso Firenze dove l’arrivo è avvenuto alle ore 19.00. Abbiamo trovato i nostri cari ad attenderci: baci ed abbracci commossi da parte di tutti e per tutti e … via ognuno per le nostre destinazioni finali. Come i nostri più assidui lettori sanno, al termine di ogni missione di H.H.P.P. i volontari che ne hanno fatto parte sono invitati a lasciare un commento, volontario e non soggetto a censura da parte di nessuno proprio sulla missione appena terminata come resoconto personale e comunitario dei giorni trascorsi.

FRANCESCA

Spesso durante i giorni della missione mi tornavano in mente le parole di Terzani che descriveva l’India come: sporca, povera, infetta, spesso maleodorante e soprattutto impietosa; eppure, una volta conosciuta, impossibile da non amare. Fatalmente è stato così anche per me: un inspiegabile colpo di fulmine… Quello che mi rimane di questa missione non è solo la bellezza disarmante dei paesaggi malinconici, i colori sgargianti dei vestiti e dei templi, gli odori pungenti e i sapori spesso troppo piccanti, mi rimane la determinazione e la pazienza di Giorgio, mi rimane la dolcezza paterna di Roberto e Max, l’umorismo irresistibile di Marta e Matilde, le battute di Giuditta e il suo amore per la chirurgia che alla fine ha contagiato tutti, mi rimane la complicità con Ilaria, la sensibilità e i racconti di Mirella e la gentilezza di Matteo (nonché le lunghe e agguerrite partite di burraco). Mi rimane nella mente e nel cuore la risolutezza, la bontà, la compostezza e la forza d’animo di suor Jain, Agnes, Elizabeth e di tutte le altre sorelle. Mi rimarranno in mente gli sguardi timidi e curiosi delle persone per le strade, quelli fintamente coraggiosi e anche i pianti fragorosi e inconsolabili dei nostri piccoli pazienti. Porterò con me tante persone, tante storie, tanti aneddoti soprattutto tanti nuovi punti di vista.

(Grazie a tutti, all’anno prossimo)

 

GIUDITTA

Ciao India. Anche quest’anno ti saluto come si saluta una vecchia amica. Ti dico ciao, non addio, bada bene…dopo 5 anni dovresti ormai sapere che non posso starti lontana a lungo! E allora ciao amica mia…ciao alle grandi distese dell’Andra Pradesh ed alle foreste verdi del Kerala; ciao al sole caldo che ti bacia la pelle, alla pioggia che non rinfresca, agli animali esotici, alle immense piantagioni del the; ciao al sorriso di tutti i piccoli incontrati e ritrovati, ai loro giochi, all’allegria inarrestabile, che ti travolge come niente al mondo; ciao alla gioia ed alla gratitudine di un popolo, così lontano eppure così vicino a noi, al quale dai così poco per ottenere così tanto in cambio. Ma Soprattutto ciao ai miei compagni di viaggio “vecchi e nuovi”, persone meravigliose, fantastiche, con le quali condividi tutto in due settimane e dopo è come se ti conoscessi da sempre… ogni anno sono il regalo più bello. E naturalmente ciao alle fantastiche “sorelle”, che ci s(o)upportano ogni volta: Jain, Elisabetta e tutte le altre…donne eccezionali, forti, incredibili…insostituibili; Ciao meraviglie e grazie infinite di tutto, quello che fate è quanto di più grande possa esistere al mondo.

Ciao, è una parola così bella, ti fa sentire come di casa…ti fa sentire a casa! E allora Ciao India…e grazie!

ILARIA

Seconda missione umanitaria con HHPP,prima esperienza indiana. Ringrazio per quest’altra possibilità il caro amico dr George, il gruppo che ha condiviso con me questa esperienza, e le Sisters tutte, che con pazienza e dedizione ci hanno aiutato a svolgere al meglio il nostro lavoro. Quando ripenso all’India, vedo un Paese dai mille contrasti, colori, suoni (alcuni piacevoli come i mantra indiani sentiti in lontananza, altri spiacevoli come il clacson ininterrotto dei veicoli ) profumi ( dall’incenso al curry fino ad arrivare al piccantissimo nonché a me tanto amato chili pepper ). Vedo un’infinita povertà indossata con elegante dignità e poi vedo loro, bellissimi bambini con i piedini nudi, le mani aperte che chiedono aiuto e occhi grandi e profondi colmi di speranza: un richiamo al quale non si può non rispondere. Cerchiamo di fare quanto possibile ,ma con la consapevole amarezza che ti resta nel cuore ,che non sarà mai abbastanza…ripenso allora ad una frase di Madre Teresa di Calcutta “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno” ,e tutto mi sembra più chiaro, lieve e sorrido. Ciao bimbi belli….

MARTA

Ho trovato l’India un paese pieno di contraddizioni, dove non esistono sfumature e i colori scintillanti dei Templi indù si riflettono nelle acque torbide del fiume sacro. Dove si passa dagli intensi profumi dell’incenso e dei fiori, ai soffocanti odori delle città e delle fogne a cielo aperto. E tutto ciò si rispecchia nel suo popolo. Quell’indescrivibile sensazione di disagio che ti assale all’ingresso dei villaggi, quando vedi concretamente le precarie condizioni in cui vivono queste persone, che viene immediatamente spazzata via dall’immensa allegria trasmessa da ogni singolo bambino, dai sorrisi che ti regala la gente per strada quando incroci il loro sguardo, senza che tu abbia fatto niente. Non serve essersi conosciuti per scambiarsi anche un solo momento di gioia. Prima di intraprendere questo viaggio, mi chiedevo come facessero alcuni volontari a tornare così tante volte nello stesso posto. Dopo queste brevi due settimane ho capito. Questi sono luoghi che non ti possono venire a noia, dove le sensazioni che provi sono talmente tante, nuove e forti che anche io nel mio piccolo, potessi, ripartirei subito. Volevo ringraziare l’associazione per avermi dato modo di collaborare con loro, per quanto sia stato più grande ciò che ho ricevuto di quanto ho dato, e di avermi fatto conoscere le incredibili Sisters e suor Jain, uso l’aggettivo incredibile anche se credo ancora non esista una parola per descrivere queste stupende donne. Infine volevo ringraziare i miei compagni di viaggio che hanno contribuito a rendere questa esperienza indimenticabile. Sperando che questo non sia un addio ma un arrivederci, India. Nel contempo ti custodisco fra i miei più cari ricordi.

MATILDE

Ho sempre pensato che partire per una missione sanitaria/umanitaria fosse una cosa incredibile, e che prima o poi, avrei voluto poterla fare. Un anno fa Fabio e Alessia, i due ragazzi che sono partiti con H.H.P.P. per la 21° missione sanitaria in India, hanno raccontato quanto incredibile sia stata questa esperienza e mi sono convinta! Avendo ascoltato i loro racconti, pensavo di sapere più o meno cosa aspettarmi dalla missione e cosa avrei trovato una volta arrivata in India, ma mi sbagliavo. Non è possibile descrivere a parole ciò che abbiamo trovato prima in Andra Pradesh, dove le persone sopravvivono con il minimo indispensabile (e anche meno), ma dove comunque basta veramente poco per vedere su di loro un sorriso pieno di gratitudine, poi in Kerala, dove l’amore che i bambini dell’orfanotrofio Assisi Baby Sadan dimostrano è veramente indescrivibile. Questa avventura per me è stata sicuramente troppo breve, mi ha aperto gli occhi su una realtà che prima potevo solamente immaginare e mi ha lasciato delle emozioni che sono sicura, non saranno eguagliabili. Devo ringraziare i miei genitori che, con tanti sacrifici, hanno reso possibile la mia partenza per questa missione, senza il loro aiuto non ce l’avrei mai fatta!. Tutto questo comunque non sarebbe stata la stessa cosa senza le fantastiche persone che hanno condiviso con me questa missione: vi ringrazio con tutto il mio cuore per l’allegria, le emozioni e il supporto che mi avete dato in queste due settimane! Ringrazio anche Suor Jain, Suor Elisabetta e le loro consorelle che ci hanno ospitato e coccolato dandoci tutto l’affetto possibile! Ma prima di tutti, ringrazio l’associazione H.H.P.P. che ha reso possibile tutto questo, che mi ha fatto scoprire luoghi e persone fantastici e che mi ha permesso di credere in me e in quello che posso fare. GRAZIE DI CUORE!

MATTEO

CHE SORPRESA!!! Sì, la prima volta in India è stato come scartare lentamente un pacco regalo e trovarci dentro un dono tanto atteso e tanto desiderato!  E come un bambino pieno di gioia del regalo ricevuto, ora mi sto godendo i ricordi, le immagini, tutto quanto ho intensamente vissuto in questo viaggio pensando e ripensando che l’India è proprio un “altro mondo”! È stata certamente un’esperienza bella e coinvolgente, direi totalizzante! Ha interessato tutto me stesso; ha stravolto tutti i miei 5 sensi ma penso anche quelli di tutti i membri del gruppo.

  • Tatto: quante le mani strette per salutare o per giocare! Quante le carezze, gli abbracci! Mani che hanno dato e offerto qualcosa e altrettante mani che hanno ricevuto con un gesto di riconoscimento e ringraziamento. Mani che hanno giocato, visitato e operato!
  • Vista: una moltitudine di colori hanno inondato i nostri occhi! Abituati così alle nostre e occidentali tonalità di grigio, la sorpresa è stata scoprire la ricchezza e la luminosità dei colori per esempio degli abiti delle donne e dei bambini. La natura poi ci offerto spettacoli magnifici regalandoci la magia di alcuni indimenticabili tramonti. Non di meno stupendi sono stati i volti che abbiamo potuto ammirare nelle persone, soprattutto nei bambini.  Innumerevoli incroci curiosi di sguardi e altrettanti sorrisi di gioia che si sono spalancati alla nostra attenzione magari per un piccolo dono offerto!
  • Olfatto: un contrasto di profumi e olezzi! Accolti dal tipico “odore” indiano, questo contrasto non ci ha mai abbandonato. Dalle molteplici fragranze degli incensi bruciati nei templi, dall’inconfondibile profumo della terra dopo un acquazzone tropicale o dall’effluvio della foresta di caucciù, all’olezzo per esempio dei canali fognari a cielo aperto che percorrono i villaggi!
  • Udito: “please sound the horn” è la scritta dipinta sul retro dei camion! Tutti: motociclette, tuc tuc, auto, camion necessariamente suonavano il loro clacson! Che confusione! Siamo stati accompagnati da un costante baccano giorno e notte in Andhra Pradesh e in Kerala dai numerosi e rumorosi suoni notturni della foresta. Del resto abbiamo potuto anche “ascoltare” il silenzio del fiume sacro Krishna o di alcuni luoghi sacri agli induisti e ai buddisti o delle interminabili piantagioni di tè.
  • Gusto: cibo esageratamente piccante e speziato difficilmente apprezzabile per chi non è abituato! Ma che spettacolo la dolcezza e la bontà di un frullato di ananas appena colto o di un tè caldo con latte e spezie consumato sul ciglio della strada!

Ci aggiungerei infine anche la vibrazione di un sesto senso: l’India è profondamente spirituale e ti tocca inevitabilmente l’anima! Mistero…

Infine un pensiero và inevitabilmente alla povertà incontrata: è una povertà che purtroppo sconvolge profondamente perché interroga il nostro modo di vivere, la nostra sensibilità. Non è facile vedere e sopportare i numerosi bambini che a piedi scalzi insistentemente chiedono qualcosa: una caramella, una penna o una magliettina perché la loro è sgualcita o tutta bucata; ancora più scioccante è vedere una sfilza di senzatetto (moribondi) allineati sui marciapiedi di Vijayawada o un lebbroso che allunga ciò che gli è rimasto della sua povera mano per un’elemosina.  Oso dire che è una povertà che contiene paradossalmente e con stupore una ricchezza non nel senso di potere, opulenza, lusso, lucro bensì nel suo significato più nobile ovvero “ che ha in sé gran valore”, il valore della semplicità e della piccolezza! Ringrazio il Dott. Giorgio e quindi HHPP che all’ultimo momento hanno accettato la mia partecipazione. Ringrazio tutte le suore che ci hanno accolto e si sono prodigate per farci stare bene e per tutelarci. Ringrazio tutti i componenti del gruppo che con autoironia e con qualche momento ricreativo condito da scherzi e sfottò, hanno saputo alleggerire i momenti di stanchezza e di fatica.

Concludo ringraziando Roberto ma soprattutto mio fratello Massimiliano, con i loro racconti e le loro fotografie hanno acceso in me il desiderio di scoprire questo meraviglioso Paese e  di fare questa bellissima esperienza. Arrivederci India, a presto!

MAX

Arriviamo a Thullur, in Andhra Pradesh, alla sera. Questa è la mia settima missione,  mi accolgono odori, profumi e suoni familiari e poi le suore con il loro consueto calore. Non mi accorgo che il villaggio di campagna é in pieno cambiamento. Diventerà la capitale dello stato e si chiamerà Amaravati. L’indomani, alla luce del sole, questo cambiamento si presenta ai miei occhi : nuovi palazzi, cumuli di terra, cantieri di edifici e strade. Chissà cosa diventerà tra qualche anno. Intanto é chiaro nei giorni successivi, che la gente del posto, le persone e i bambini che amiamo e per cui siamo qui, non si avvantaggeranno di questo cambiamento. Molti rimangono senza lavoro, i terreni sono a disposizione dello stato, poveri villaggi saranno spostati. Lo stato elargisce un sussidio di circa 40 euro mensili a chi é rimasto senza terreno e lavoro. Mi rendo conto che la lotta alla povertà é senza sosta e la sensibilità a questo tema è uno dei motivi per cui continuo a venire, casualmente o per destino scegliendo all’inizio l’India. Penso che tutta questa disuguaglianza e sofferenza non ci renderà mai veramente felici. I giorni scorrono veloci visitiamo villaggi e stiamo al dispensario, gli sguardi e le storie si susseguono, e questi sguardi e queste storie saranno il ricordo che porterò in Italia quando penserò con nostalgia all’esperienza trascorsa. Intanto voliamo in Kerala, dalle bimbe e bimbi dell’orfanotrofio di suor Elisabetta. Anche qui diversi cambiamenti, bambini a cui ero affezionato tornati nelle famiglie dei genitori o spostati in altri istituti. Sono ragazze e ragazzi formidabili, intelligenti e affettuosi che crescono un un ambiente comunque difficile perché comunitario ma sono fortunati in quanto grazie alle suore possono studiare e hanno pasti e assistenza garantiti. Per loro penso che lo studio sarà il solo modo per riscattarsi ma mi rendo conto che anche io quando avevo la loro età non pensavo affatto all’importanza dell’istruzione e della conoscenza.

È l’ora dei ringraziamenti, a tutti i miei compagni di missione che ne hanno permesso il riuscito svolgimento, a suor Jain, suor Elisabetta, e a tutte le altre suore per il loro continuo operato nei confronti della popolazione e le attenzioni verso di noi e infine a HHPP e Giorgio per quanto fatto in questi anni. Saluto l’India negli ultimi momenti prima di dormire per poche ore e prendere l’aero alle quattro del mattino con l’immagine di un giovane credo spastico che vende biglietti della lotteria, cammina scomposto e veloce sul ciglio della strada davanti all’albergo, trasmette grande tenacia e voglia di vivere cosi’ come tutte le persone e i bambini incontrati. Arrivederci India.

MIRELA

A parte l’attesa del visto (che è arrivato qualche ora prima di partire con consegna del passaporto direttamente nel aeroporto ) …tutto quello che ho vissuto nei giorni di permanenza in India mi ha lasciato un ricordo indelebile. Da un lato l’insieme che rappresenta questo paese così diverso con i suoi colori e rumori , odori e abitudini e dal altro i bambini dagli occhi grandi e neri dello sguardo profondo e penetrante che sanno aspettare e ringraziare per ogni cosa . Le lunghe file di persone che aspettavano il loro turno per la visita con i bimbi che avrebbero preferito soltanto i dolci ed i regali e rifiutato tranquillamente i vaccini , le scimmie a giro come da noi i cani , il silenzio nella mia stanza senza telefono e televisione , i capelli lunghissimi delle donne o completamente rasati dopo il rito di purificazione, le mucche padrone delle strade fanno da cornice a questa missione. Un’altra volta posso portare la mia testimonianza su quello che Hhpp ha fatto in questo paese . Un abbraccio a tutti i compagni della 44* missione.

ROBERTO

Alla settima missione sanitaria con HHPP, nonché al dodicesimo viaggio in India, si tenderebbe a pensare che nulla possa ancora realmente sorprenderti. Non è assolutamente così.. Se dovessi identificare una sensazione che, ancora una volta, mi ha accompagnato durante questa avventura, beh, questa sarebbe lo stupore. È lo stupore di fronte alle profonde contraddizioni di questo bellissimo paese che è l’India, che non possono lasciare indifferenti. È lo stupore per le condizioni di degrado in cui vivono ancora molte persone, inaccettabile secondo il modo di vedere e pensare di chi è nato nella parte “fortunata” di mondo. È  lo stupore che scaturisce dalla rassegnazione, ma anche dalla dignità’ con cui queste condizioni vengono affrontate. È lo stupore di poter scorgere, in tutto questo grande Caos, la Bellezza, soprattutto negli sguardi e nei sorrisi della gente .Bellezza che ti fa dimenticare le precarie condizioni in cui spesso si lavora. E che getta una luce, una grazia su tutto quello che ti circonda. Ma è soprattutto lo stupore per il fatto che l’energia e l’entusiasmo che uno investe gli ritornino aumentati. Perché è vero, l’ India ti fa sempre questo prezioso dono.

Grazie India, grazie HHPP, grazie Sisters, grazie compagni di viaggio.

Roberto

DR GEORGE

Ed eccoci giunti al termine di questa ennesima missione sanitaria di H.H.P.P. che mi ha visto partecipe in prima persona e durante la quale ho come sempre dato tutto me stesso per il raggiungimento dello scopo che sempre  ci prefissiamo alla partenza : aiutare il maggior numero di persone possibile fra tutte quelle che si presentano a noi.  Oltre 1700 persone visitate ed alle quali abbiamo fornito le medicine necessarie, oltre 450 vaccini antiepatite b effettuati ai bambini delle scuole, 8 interventi chirurugici, distribuita una quantità incredibile di aiuti umanitari portati dall’Italia a tutti coloro che abbiamo incontrato in questi 15 giorni, non mi sembra un cattivo risultato. Probabilmente penserete che i sentimenti del mio cuore si siano abituati a queste situazioni emotivamente molto coinvolgenti ; penserete che dopo oltre 20 anni di missioni sanitarie ed umanitarie ci siano poche cose che riescano ancora a sconvolgermi o ad emozionarmi ; invece non è così . Anche quest’anno il sorriso di una bambina innocente che si è stretta con affetto nelle mie braccia, lo sguardo sperduto ma pieno di speranza della madre e della bimba affetta da labiopalatoschisi da operare al più presto, hanno fatto breccia nei miei migliori sentimenti, ed in un secondo hanno cancellato tutte le fatiche, tutte le preoccupazioni, tutte le … angosce che a volte accompagnano la realizzazione di queste missioni sanitarie. Il sorriso di un bambino è come sempre il pagamento migliore per questi miei momenti di solidarietà e l’espressione sinceramente e spontaneamente riconoscente degli adulti sono il solo ed unico carburante per il motore della nostra solidarietà, per la solidarietà di tutta H.H.P.P. Onlus . Come sempre mi piace ed è doveroso sottolineare , anche in questa 44° missione della nostra Associazione , quanto essenziale sia stato il contributo dei fantastici volontari che mi hanno accompagnato in India , dalle vecchie colonne ad i giovani arbusti irruenti e pieni di brillanti idee; senza di loro pur con la più grande buona volontà non avrei mai potuto realizzare tutto quello che H.H.P.P. ha fatto in questi anni . Tutto è andato nel migliore dei modi, abbiamo realizzato tutto quello che ci eravamo prefissati alla partenza, nessuno di noi ha avuto il benché minimo problema sanitario e come sempre l’affettuosa accoglienza delle Suore e della popolazione è il sentimento  che ci accompagnerà per il resto dell’anno … fino alla prossima missione del 2017 . Ma perché, forse il Dr George alla sua età e con i suoi acciacchi fisici pensa di tornare in India il prossimo anno? Con l’aiuto del Signore e con buona pace della mia cara Beatrice che tutte le volte mi accompagna con il suo caloroso amore e la sua preoccupata affettuosità , spero proprio di sì . L’Associazione tanto ha fatto nei vari paesi del mondo dove ha operato ed opera da oltre 13 anni, ma ancora molto c’è da fare; tanti disperati aspettano il nostro aiuto, tanti bambini aspettano un gesto d’affetto da noi e tanti genitori vogliono vedere sorridere i propri bambini davanti ai nostri giochi ed alle nostre bolle di sapone. Come sempre il vero volontario non deve riposarsi sugli allori dei risultati raggiunti, ma deve sempre spingersi avanti per realizzare sempre in modo più completo IL SOGNO UMANITARIO DALLA VALDINIEVOLE NEL MONDO .

 

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